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L’ antica città di Elea-Velia venne fondata dai Focei,
un popolo di esperti navigatori, costretti ad abbandonare la loro
patria, Focea nell'Asia minore, occupata dai Persiani. Dopo varie
perigrinazioni nel Mediterraneo, nel 540 a.C. si fermarono in un luogo
simile a quello lasciato nella madre patria fondando la città di Hyele.
La città acquista presto grande fama ed esercita un ruolo importante nel
Tirreno per la prosperità dei commerci, le sue buone leggi e la presenza
di una scuola filosofica con forti connotazioni mediche fondata da
Parmenide, il più illustre cittadino di Elea, e dal suo allievo
prediletto Zenone. La città di Helea nata dall'aspirazione dei Focei
alla libertà, dovette sostenere numerose lotte contro i Poseidoniati e
contro i Lucani. Fece parte della lega italiota contro Dionisio I di
Siracusa e strinse alleanza con Roma alla quale fornì navi sia durante
la prima che la seconda guerra punica. Nell'anno 88 a.C. diventa
Municipio romano e prende il nome di Velia conservando il diritto di
mantenere la lingua greca e battere moneta propria. Durante la guerra
civile, Bruto (44 a.C.) ed Ottaviano (38 a.C.) ne fanno una loro base
navale.

Velia

Busto Parmenide
In età Augustea (I sec. d.C.), è una città prospera
con numerosi edifici pubblici e complessi termali per la presenza di
acque curative e una rinomata scuola medica. La costruzione della via
Popilia, che sfrutta le vie interne per i collegamenti tra Roma ed il
Sud a scapito delle città costiere, tra cui Velia, ed un progressivo
insabbiamento dei due porti della città, ne determinano un naturale e
lento impoverimento.
Nel corso dei secoli successivi, le alluvioni che
rendono paludosa la zona bassa della città, costringono gli abitanti a
rifugiarsi nelle zone alte. La vita continua per tutto il Medio Evo e la
città, diventata ormai una piccola borgata, assume il nome di
Castellamare della Bruca.
Successivamente, sia per le frequentissime scorrerie
dei barbari e dei pirati, sia per il fango ed i detriti, lasciati dai
fiumi Palistro e Alento, che rendono la zona paludosa e malarica,
saranno le cause determinanti della fine di questa grande città della
Magna Grecia.
Col tempo, anche quei tesori di architettura Greca
saranno coperti dal fango e dai cespugli e di Elea-Velia si perderà
anche il ricordo preciso della sua ubicazione geografica. Nel 1884
Lenormant, archeologo Francese, ne individuò il sito. Nel secolo scorso,
una sistematica campagna di scavi portata avanti con sempre maggior
impegno, ha consentito di portare alla luce una parte dell'antica città.
Porta Rosa (IV sec. a.C.), unico esempio di arco
greco, le terme romane, la Torre di Velia, il sentiero
degli Dei, il pozzo sacro ed il porto sono le
principali emergenze venute alla luce.

Torre di Velia

Pozzo Sacro
PORTA ROSA
Il rinvenimento di Porta Rosa (avvenuto nel 1964) costituisce
a tutt'oggi la più rilevante scoperta archeologica avvenuta a Velia.
Databile al 350-340 a.C., questo monumento (la cui funzione principale
doveva essere di viadotto congiungente le due parti del colle, facendo
anche opera di contenimento delle pareti della gola, nel punto in cui la
gola stessa è più stretta) comprende l'unico arco greco del IV secolo a.
C. che ci sia pervenuto in perfetto stato di conservazione. Il
solenne arco è costruito in conci radiali (pietre più strette nella
parte inferiore che nella superiore) senza malta; la pietra è tufo
compatto e tenero al taglio. I filari sono undici, per cui il sesto
blocco è la chiave di volta (posto al centro dell'arco, ha la funzione
di tener ferme le altre pietre).

Porta Rosa
Informazioni
Ufficio scavi di Velia
Telefono 0974 972396
Orari: Tutti i giorni dalle 9.00 ad un’ora prima del tramonto
Per raggiungere Velia:
Ferrovia: Linea Salerno-Reggio Calabria,Stazione Ascea
Auto: autostrada A3 (uscita Battipaglia); SS18 (fino ad Agropoli);
superstrada (uscita Vallo Scalo); provinciale Vallo-Palinuro.
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