Basilio Santòcrile

 

Presenta

 

LA COLLERA

DELLE

MOSCHE

 

Detti CILENTANI

 ed ALTRO

 

 

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GRAMMATICA ITALIANA

                                                      ARITMETICA E GEOMETRIA

 

DA TALETE AD ARISTOTELE

Volume I° (filosofia)

 

Dall’ ELLENISMO a  SENECA

Volume II° (Filosofia)

 

Da EPITETO a GERBERTO

Volune III° (Filosofia)

 

LE RAZZE O PREGIUDIZIO SOCIALE

(Croce no, Croce si – (caso A. Smith)

 

 

 

 

Edizione unica – Proprietà letteraria riservata, viene consentita la riproduzione dei racconti poesie detti ecc.. per intero a mezzo stampa radio TV ed internet, citando l’autore e il titolo del libro. –  per contattare l’autore  -    Santocrile@virgilio.it     -

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA COLLERA DELLE MOSCHE

 

 

 

 

 

DETTI  CILENTANI ED ALTRO

 

 

 di

 

 

 

 

Basilio SANTÒCRILE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a)      Cartello pubblicitario presso un cimitero: Albergo ristorante giardino – prezzi imbattibili.

 

b)      In un negozio di ventilatori: comprate qui, starete freschi.

 

c)      In un negozio di vini: dalla fonte al consumatore.

 

d)      In un ristorante albergo: obbligo di mangiare quando si dorme.

 

e)       Presso l’ufficio mortuario del comune: Si prega di attendere il proprio turno.

 

f)        Cartello presso un lago: “Autisti andate adagio e vedrete il lago; correte forte e vedrete la polizia”.

 

g)      Cartello presso un distributore: “Metti un tigre nel motore” – “Purchè al volante non ci sia un asino”.

 

h)      Cartello presso un incrocio: “è meglio attendere pazienti per 60 secondi, piuttosto che diventar pazienti per 60 giorni”.

 

i)        Cartello presso una chiesa: “Non siate troppo cattivi per non entrare. Non siate troppo buoni per restar fuori”.

 

j)        Dottore cosa avete per le mie rughe!? – Un profondo   rispetto signora!

 

k)      Per me il lavoro è un piacere! Allora perché stai sempre in ozio? Perché non bisogna abbandonarsi ai piaceri!

 

 

 

l)        Lei: “Caro, penso di farmi una pelliccia di visone. Quanto costerà?”Lui: “Niente, cara. Pensare non costa proprio niente”.

 

m)    Un cliente rivolto al cameriere: “cento Euro per un pasto!? Spero vorrete fare lo sconto ad un collega!” Il cameriere:Siete anche voi un cameriere!??” Il cliente:no un ladro!”

 

n)      Figlio: Papà vorrei sposare una donna bella… una donna virtuosa… una donna intelligente…                         Padre:Caro la poligamia è vietata!”

 

o)       Figlia:Mamma non posso sposare Antonio; è tanto lontano dalla nostra fede! Giorni fa mi ha detto che non crede all’inferno”. Madre:Non temere, quando l’avrai sposato ci crederà.”

 

p)      Qualche anno fa, un turista: “Scusi signore è questa la città di Agr….L’altro (con alterigia):Non sono un signore, sono il sindaco”.

 

q)       Lei:Non mi piace vederti uscire dal bar!” Lui:A tua madre invece non piace vedermici entrare; va’ a capire le  donne!”

 

r)       Lui (bussando alla porta della camera): “Permesso!” Lei: “Mi sto cambiando”. Lui: “Magari”.

 

s)        Lei (guardando la sua pelliccia) “chi sa quante bestie ci sono volute per farla?” Lui:Soltanto una! Io!”

 

t)        Figlio: “Papà 50 Euro sono tanti?” Padre: “Dipende… se li guadagno io o se li spende tua madre!”

 

 

 

u)      L’amico: che dici a tua moglie quando rincasi tardi!?” L’altro:Niente…;  dice tutto lei!”

 

v)      Lei:Caro facciamo pace; hai sentito il prete? Diventeremo tutti polvere!”. Lui:Sì, ma tu diventerai polvere da sparo”.

 

w)    Figlio:papà che differenza c’è fra disgrazia e calamitàIl padre indicando la partita che si trasmette sul televisore: “Vedi Davide, se quell’arbitro cadesse in un pozzo, sarebbe una disgrazia; se lo ripescassero, sarebbe una calamità”.

 

x)      Moglie:Perché quando mi vedi piangere non mi chiedi più il perché?” Marito:Mi dispiace, cara, ma questa domanda mi è costata troppi soldi!”.

 

y)       Cliente:Mi dà un piatto di spaghetti alle vongole?” Commesso: “Ma questo, signore, è un negozio di ottica no’  una trattoria!” Cliente:Già, ma io ho una fame che non ci vedo!”.

 

z)       Il padrone di casa al ladro: “Mi fate ridere…! Venite qui di notte a cercare quello che neppure io trovo di giorno!”.

 

aa)   Una signora, rivolta ad un signore: “Lei quanti anni mi darebbe?” Il signore:E perché dovrei darvene altri? Voi ne avete già abbastanza!?”.

 

bb)  Lo straniero:Sapreste indicarmi il palazzo di giustizia!” Un cittadino:Sempre avanti troverete il palazzo; la giustizia non so!”.

 

 

 

 

cc)   Il cliente di una banca:Vorrei fare un investimento sicuro”. Impiegato:Vada in auto a fari spenti, a occhi chiusi, e a 150 Km. All’ora”.

 

dd)  Un amico:Mia moglie la notte scorsa ha sognato che si era sposata con un milionario!” l’altro:Sei fortunato! Mia moglie fa lo stesso sogno di giorno!”.

 

ee)   Ragazzino:Papà cos’è lo scapolo?” Padre:È colui che può scendere dalle due parti del letto”.

 

ff)      Ragazzino rivolto al suo catechista: “Padre Gugliè! Perché Dio ha creato la donna per seconda?” Catechista:Perché non voleva consigli mentre creava l’uomo!” Il ragazzino tornato a casa interroga il fratello ventenne:Antò!, vuoi vedere che non sai perché Dio ha creato prima l’uomo e poi la donna?” Antonio:Facile...! Per fa’  la brutta copia!”

 

gg)   Ragazzino: “Papà perché corre più la lepre che il cane?” Padre:Perché la lepre corre in proprio, mentre il cane per conto del padrone!”

 

hh)   Ragazzino:Papà! Perché non possiamo sollevarci da terra?” Padre:Per la legge di gravità!” Ragazzino: “E perché il governo non l’abolisce?”

 

ii)       Le risposte di Pierino: -cos’è un albero?: “È un imbecille che si spoglia quando comincia a far freddo!”. E i complimenti?: “Bugie in abito di gala!”. Un docente?: “Colui che sa le cose mezzora prima dei suoi scolari!”. Un elefante?: “Un animale con un aspirapolvere davanti e un battipanni di dietro!”. Gli esami?: “Dialogo tra uno che s’illude di sapere e uno che finge di aver studiato!”. Le gioie della maternità?: “Ciò che una madre prova quando tutti i bambini sono

 

a letto!”.La dietetica?: “Scienza presa sul serio da chi vuol dimagrire!”. La diva?: Bolla di sapone che s’illude d’essere qualcuno!”. Doppio giuoco?: “L’unica cosa seria di cui si occupa la – la buona società! -”. Festival?: “Fiera delle cose ridicole!”. Flash?: “Lampo di magnesio che serve ai paparazzi  per illuminare le sciocchezze!” Un partito: “Un partito è la follia di molti a vantaggio di pochi”.

 

jj)      Moglie: “Luigi !? il bambino ha ingoiato una vecchia moneta da 50 Lire!”. Marito:Non ti preoccupare, non è l’Euro...  la Lira è scesa sempre!”

 

kk)  Alunno: “Maestro…, perché i cinesi non avranno mai la bomba H?”. Maestro:Asino…, perché non hanno il nostro alfabeto!”.

 

ll)       Moglie: “Devo ammazzare il tacchino…, domani è l’anniversario del nostro matrimonio!” Marito:E perché…? Che colpa ne ha lui poverino?”.

 

mm)                      Moglie: “ Caro…, sai perché si dice che i gatti sono crudeli, falsi e ipocriti?”. Marito:Perché è la verità, micina mia!”.

 

nn)   Fra amici: Carlo: “Potresti prestarmi 10 Euro?” Dino: “Potrei, ma non vorrei!” Carlo: “Credi forse che non voglia restituirteli!?” Dino: “Vorresti ma non potresti!”

 

oo)  Il Giudice al ladro: “Perché vi siete appropriato del bracciale doro della signora!” Il ladro:C’era scritto: tuo per sempre!”.

 

pp)  Sergio: “Le tue parole mi entrano da un orecchio ed escono dall’altroMichele: “È logico attraversano il vuoto!”

 

qq)  Un capoufficio: “Pensa! I miei impiegati si raccontano barzellette mentre lavorano!Il collega: “Sei fortunato i miei se le raccontano senza lavorare!”

 

1)            I colmi:          Per un nuotatore - cadere ammalato dopo aver fatto il morto.

            Per una gallina – avere la pelle d’oca.

Per un nano – toccare il cielo con un dito.

Per un calvo – mettersi le mani nei capelli.

            Per una madre – fare una paternale.

 

LA RIFORMA

 

Disse lu ciuccio al figlio suo: “Tu t’illudi!...

A parte che ci vogliono li renari,

so’ troppo difficili gli studi,

per noi ca simmo sulo... de’ somari!”.

U ciucciariello risponnette: “Si’ arretrato;

cu la scola, comm’è a stanno a riformare,

pure u studio è facilitato

ca nu’ c’è mezzo pe’ poter bocciare”.

I fatti poi gli dettero ragione;

superao cu’ nu raglio tutte e prove,

e fu promosso per acclamazione

con la media anche del nove.

 

 

a)      Il compromesso è un accordo con il quale due persone ottengono quello che nessuna delle due voleva.

 

b)      La felicità è come gli occhiali che si tengono sul naso e si cercano altrove.

 

c)      Chi ruba una macchina è condannato dalla legge dello stato,

chi ruba uno stato fa la legge.

 

d)      Non c’è peggior fascista,

di chi da’ del fascista.

A chi non condivide le sue opinioni.

 

e)      Nell’epoca presente il più bel gioco,

sta nel saper vivere di poco,

tanto che con Berlusca presidente

ogni impiegato è un vincente.

 

 

 

I DETTI

 

1)......Detto antico nu’ fallisce.

 

2)            Chi fame sente

 mangia tutto allegramente.

 

3)            Abbondanza

    genera baldanza.

 

4)            L’abito nu’ fa lu monaco.

 

5)            I cerchienti nu’ so’ mai fore strada.

 

6)            Meglio nu magro accordo

    che ‘na grossa sentenza.

 

7)            L’acqua cheta arruvina li puonti.

 

8)            Acqua passata

nu’ macina chiù mulino.

 

9)            Pestà l’acqua

cu’ lu murtale.

 

10)        Affucà inda nu bicchieri r’acqua.

 

11)        Ogni agio

porta ‘nu disagio.

 

12)        Chi s’aiuta Dio l’aiuta.

 

13)        Albero spesso trapiantato,

mai di frutti è carrecato.

 

14)        Pure ‘na grossa cerza,

in principio era ‘na cerzulella.

 

15)        ‘ngoppa l’albero chi care,

 tutti correno a fa’ leuna.

 

16)        L’allegria r’ogni male,

è la cura mondiale.

 

17)        Chi saglie chiù n’auto di quel che deve,

care chiù abbascio re chero ca’ crere.

 

18)        Quanto chiù gauta è la montagna,

    tanto chiù abbascio è la jumara.

 

19)        Cuorio re lati

curreia longa.

 

20)        Chi a li cani re lati lu pane raie,

ra li suoi s’aspettasse uai.

 

21)        Scurriazzo proprio e cavallo re lati,

    fano corte le strati.

 

22)        Amare e nu’ esse amati,

    è tiempo perso.

 

23)        Si rispetta lu cane pe’ lu patrone.

 

24)        L’amicizia stretta cu lu vino,

    nu dura ra la sera a lu matino.

 

25)        L’amore chi nasce a mari,

poco po’ durari.

 

26)        Si vuò ca l’amicizia regni,

fa ca nu panaro vaie e nato vegni.

 

27)        Si vuò’ ca’ te lu dico,

    te lu dico,

chi care in povertà perde l’amico.

 

28)        L’amore nu’ z’accatta, né se venne,

ma in premio r’amor, amor se renne.

 

29)        Il trio che subito si conosce,

   fuoco, amore e tosse.

 

30)        Quanno la fame trase pe’ la porta,

    l’amore scappa pe’ la finestra.

 

31)        Chi piglia l’anguilla pe’ la cora,

          mano nu’ tene niente ancora.

 

32)        Chi troppo tira la funa la spezza.

 

33)        Chi lava la capo a lu ciuccio,

‘nge perde l’acqua e lu sapone.

 

34)        L’avaro è come u’ puorco,

   è buono roppo muorto.

 

35)        Chi nu’ risica, nu’ roseca.

 

36)        Un uomo avvisato,

mezzo salvato.

 

37)        Appaurateve litiganti sventurati,

          chiù ca re li sciarri, re’ l’avvocati.

 

38)        Si li pazzi nu’ ge fossero,

i barbieri nu’ ‘nze barassero.

 

39)        La barba nu’ fa filosofo,

  ma lu filosofo fa (cresce) la barba.

 

40)        La bellezza è come nu’ jore,

presto nasce, presto more.

 

41)        Votte cantante,

vino mancante.

 

42)        Nu tutti su’ cacciatori,

chiri chi appresso a la vorpe fano rumuri.

 

43)        A lu ciuccio chi chiù fatia.

Toccano chiù mazzate.

 

44)        Cercà l’aco inda lu pagliaro.

 

45)        Chi lassa la strata vecchia pe’ la nova,

sape chero ca lassa, nu’ chero ca trova.

 

46)        A la terra re li cecati,

chi tene n’uocchio è signore.

 

47)        Terra re gramigne,

s’accatta e nu’ nze venne.

 

48)        Lu voie rice: “Cornuto” a lu ciuccio.

 

49)        La confidenza

    toglie riverenza.

 

50)        Ra l’opera

 se conosce lu maestro.

 

51)        Chi rà a crerenza venne assai,

perde l’amico e renari nu’ tene mai.

 

52)        Chi ha debito dimentica,

chi ha credito nu’ ‘nze scorda.

 

53)        È chiù facile criticare,

ca meglio fare.

 

54)        Meglio i a lu lietto affamati,

ca alzarsi indebitati.

 

55)        Chi paa lu debito,

uaragna credito.

 

56)        I soldi su buoni servi,

ma cattivi patroni.

 

57)        Lu riavulo a do’ nu’ bizza la capo,

bizza la cora.

 

58)        Chi rice chero ca vole,

sente chero ca nu’ vulesse.

 

59)        La donna che si lagna, la donna che si duole,

è donna ca’ s’ammala, quanno vole.

 

60)        Ra la malafemmena uardate,

e de la bona poco fidate.

 

 

61)        Volpe ca rorme, abreo ca giura, ronna ca chiange.

Falsità sicura.

 

62)        Le femmine tenuno lunghi i capilli

e curti i cervielli.

 

63)        Tre femmine e tre papare,

revutaruno tutto Napule.

 

64)        Femmine, vino e cavallo,

mercanzia di fallo.

 

65)        Femmene e galline,

pe’ girà troppo, se perduno cu’ le muine.

 

66)        Lu riavulo male li cunti se facette,

jette pe’ fotte la femmina,

ma la femmina lu futtette.

 

67)        Guardati dal davanti del bue,

dal dietro del mulo,

da tutti i lati ra le femmine.

 

68)        Lagrime di femmina,

fontana re malizia.

 

69)        Chi si sposa c’amore,

di notte ha piacere,

di juorno dolore.

 

70)        Lu uappo re cartone,

o è furbo o cuglione.

 

71)        Cane cuotto

ra l’acqua fredda fuje.

 

72)        È meglio na jurnata bona cu’ n’uovo fritto,

  can nu mal’anno cu’ nu voje arrusto.

 

73)        Non giudicar ne per legge ne per carte,

senza sentir l’una e l’altra parte.

 

74)        Chi pratica co lu zuoppo,

ngapo re l’anno và zuppecanno.

 

75)        La vecchia nu’ vulia murì,

ca’ se vulia ‘mbarà.

 

76)        Fra l’incudine e lu martiello.

Mano nu’ mette chi ha cerviello.

 

77)        Chi a gli altri insegna,

se stesso ammaestra.

 

78)        Trenta Senaturi, trenta Deputati,

trenta Sindaci, e trenta Cunsiglieri, fan 120 ladri.

 

79)        Gli sbagli dei medici;

la terra le cummoglia.

 

80)        Re giovani ne more qualcuno,

re vecchi nu’ ne campa nisciuno.

 

81)        Chi nasce mulo,

nu’ more cavallo.

 

82)        Vizio re natura

fino a la morte rura.

 

83)        Da i nemici me uardo io,

 ra l’amici me uardi Dio.

 

 

84)        Non è nobil l’uom per suo lignaggio,

nobil è l’uomo per suo linguaggio.

 

85)        La nobiltà poco si apprezza,

se non accompagnata ra la ricchezza.

 

86)        Cento ladri,

non ponno spogliare un uomo nudo.

 

87)        Lu dico a te figliola,

‘ndiennilo tu nora.

 

88)        Non è colpa sua ma del fato,

che bravo nuotator,

muoia annegato.

 

89)        Pane, feste e juochi re pallone,

tengono ferma ‘na popolazione.

 

90)        Piglia lu voje pe’ le corna

e l’uomo pe’ la parola.

 

91)        Tutti su nati chiangenno,

nisciuno è muorto rerenno.

 

92)        Non lasciar il poco per l’assai,

che forse  l’uno e l’altro perderai.

 

93)        Meglio esse lu primo fra gl’ignoranti,

che l’urdimo fra i sapienti.

 

94)        Non dir quattro,

se nu’ lu tieni inda u sacco.

 

95)        Per ghiucare e vincere a ogni tavulo,

bisogna avè nu parente a casa re u riavulo.

 

96)        Spesso chi rire re matina,

chiange re sera.

 

97)        Il frate risponde,

come l’abate canta.

 

98)        A rubbà poco se và ‘ngalera,

a rubbà tanto se fa carriera.

 

99)        Non sempe è savio,

chi non è, qualche vota paccio.

 

100)    Tante vote a lu puzzo và la secchia,

ca ve lassa il manico o l’orecchia.

 

101)    Viento semmenanno,

tempesta raccuglienno.

 

102)    Il sole ca nasce,

è chiù adorato re chiro che tramonta.

 

103)    Gran surdo è,

chiro ca nu’ bole sente.

 

104)    Chi re speranza campa,

resperato more.

 

105)    In casa risparmia,

in viaggio spendi,

in malattia spandi.

 

106)    Chiù ruvuoti la mmerda,

chiù puzza.

 

107)    La superbia jette a cavallo e tornao a pieri.

 

 

108)    La superbia e la scortesia è eguale

a l’ignoranza che in alto sale.

 

109)    Chi tardi arriva,

male alloggia.

 

110)    Chi tiempo tene,

e tiempo aspetta,

tiempo perde.

 

111)    Ogni lassata è persa.

 

112)    Tre “R” rovinano l’uomo:

Riavolo,

Renaro

e Ronna.

 

113)    Quanno se scioglie la neve,

esseno li strunzi.

 

114)    Paese che vai,

usanze ca truovi.

 

115)    La povertà è nu peso,

la vecchiaia n’ospite importuno.

 

116)    L’ostinazione re le femmine,

è come la coda re le lacerte,

sé po’ perde, ma rispunta.

 

117)    Le ingiurie sono come le pagnotte,

chiù sono fresche chiù coceno.

 

118)    Le femmine sù come i verbi:

si coniugano secondo i tempi.

 

 

119)    Certe femmine sò come le banane, cominciano a diventare bone ra inta,

quanno accummenzano a diventare brutte

ra  fore.

 

120)    Un giornalista deve la fama

più a le buscie che alla verità che scrive.

 

121)    Sulo correnno verso il prossimo,

ti sentirai spuntar le ali.

 

122)    Il più duro fra i flagelli,

è l’odio fra fratelli.

 

123)    Il prossimo farà del tutto

per farti pentire del poco bene fatto.

 

124)    La gratitudine è un peso

che si porta fino alla vigilia del beneficio.

 

125)    Quasi sempe come viri,

l’onestà cammina a pieri.

 

126)    Se si potessero leggere i pensieri,

non sarebbe chiù virtù l’essere sinceri.

 

127)    A do’ a chi nu’ tene figli,

nu’ ghì ne’ pe’ danari ne’ pe’ consigli.

 

128)    Le segge chiù scomode,

sò chere dell’anticamera.

 

129)    Per conservare bene la ciucculata:

Basta tenerla lontana ra li uagliuni

    inda ‘na stanza rinfrecata.

 

 

130)    La femmina fine,

    ha il lusso inda e vene,

    e fa di tutto per vestirsi bene;

    ma per vestì nel modo più elegante

    prima spoglia u marito e poi l’amante.

 

131)    Quanno la sponda è bascia,

ogni chiena la passa.

 

132)    La uerra re la fame è la chiù seria,

lu nimico chiù ‘nfame è la miseria.

 

133)    La prigione e la alera,

fano l’omo chiù peggio re chero

ch’era.

 

134)    Lu munno è tutto nu populo re matti,

ca preferisce le chiacchiere a li fatti.

 

135)    Chi cerca lana a troppo buon mercato,

se nu’ sta attento tornerà tosato.

 

136)    Parla mem di ciò che sai,

mostra men di quel che hai.

 

137)    I pregi spesso fanno,

men utili e più danno.

 

138)    A lu Ciliento bastà a la vocca ra’ jato,

pe’ mette rivoluzione a lu vicinato.

 

139)    A vote la pupulazione

nu’ sente la campana,

quanno sape chi la sona.

 

 

 

140)    In tre si decide bene,

si uno è assente e lato nu’ vene.

 

141)    U cavallo buono se conosce ngoppa a via,

lu cavaliere quanno è fermo a l’osteria.

 

142)    ‘Na vorpe furba e smaliziata,

nu gira mai cu la cora aizata.

 

143)    Ruscelli, vadduni,e fonti,

fano la chiena sotto li puonti.

 

144)    Quanno se uarda nu comizio ra luntano,

  parono quatto fessa e nu’ ciarlatano.

 

145)    Il gioco di taverna è peggio dei leoni,

te mangia tutto e te resta in mutantoni.

 

146)    Commercio, falsità e primo vaso,

vano d’accordo come pane e caso.

 

147)    Nu ghiettà le scarpe usate,

finché le nove nu’ nzu’ arrivate.

 

148)    Prima nui, poi i tuoi,

l’ati si puoi.

 

149)    Se sape ca su’ tanti,

chiri ca strisciano vanno nanti.

 

150)    Buscie e giuramenti,

quasi sempe su parienti.

 

151)    Femmene e muturi,

gioie e duluri.

 

 

152)    Persona pura e gaia,

nu’ avrà triste vecchiaia.

 

153)    Il rimorso allucca e morde,

pure inda a l’aurecchie sorde.

 

154)     Mariti siate forti,

altrimenti meglio morti.

 

155)    Risata aperta,

calunnia sconcerta.

 

156)    Meglio re lu cafè,

nu bicchieri re vino,

poi manna a lu riavulo lu bicchierino.

 

157)    La vita è ‘na ballata,

che sempre ignara,

ca ra la culla, se scivola a la bara.

 

158)    Aria aperta, pane cotto,  rape e sole,

fano fuorti li uagliuni, e belle le figliole.

 

159)    Re pesce morto e ommene disonesto,

bisogna liberarsene al più presto.

 

160)    Tieni sempe presente

che l’esistenza è nu prestito a scadenza.

 

161)    U vile è sempre scaltro,

nell’accusare un altro.

 

162)    Nu’ dice canaglia,

a chi in buona fede sbaglia.

 

 

 

163)    Si ruormi  vascio o in altezza,

se sta’ male fra a munnezza.

 

164)    Pe l’ommo onesto,

 la legge fa testo.

 

165)    Cuorvo granchiante,

acqua arrivante.

 

166)    ‘Ngoppa epitaffi e manifesti,

 nu’ ‘nge so’ disonesti.

 

167)    La noia è na jattura ,

che cu’ u lavor si cura.

 

168)    La mugliera bona e saggia,

 cunzola ed incoraggia.

 

169)    Devi saper,

 per viver bene,

che i minuti son lunghi e gli anni brevi.

 

170)    Uarda a la casa toa

 e sai che se fa a Roma.

 

171)    Moglie e buoi

  re li paesi tuoi.

 

172)    Tu grazie nu’ ne fai,

  te saccio piro a l’uoto mio.

 

173)    Meglio nu’ cane p’amico,

ca n’amico cane.

 

174)    Mazzate e panelle,

 fano le figlie belle.

 

175)    Dove non basta la pelle re lu leone,

 bisogna attaccà chera re la vorpe.

 

176)    L’acume di una mente

 non si vede ma si sente.

 

177)    Si può essere fieri e audace,

 anche amando la pace.

 

178)    Se Dio tanto non pedunasse,

 mbaraviso nu Santo nu’ l’avesse.

 

179)    È sempre ora di mettersi in difesa,

 anziché  rassegnarsi alla resa.

 

180)    Non cercà mai d’arrivare in cima,

 cacciando chi c’era prima.

 

181)    Per l’urdimo viaggio,

 non serve alcun vantaggio.

 

182)    La gloria tene l’ascelle corte

 e la celebrità è matrigna re la morte.

 

183)    Uorto, femmine e cauzuni,

 nu stanno buoni a dui patruni.

 

184)    Fazzo o fessa,

pe’ nu’ ghi a la uerra.

 

185)    A chi chiù sa’, chiù piace…

 legge in santa pace.

 

186)    Un sì poco vale,

 se è strappato pe’ le scale.

 

 

187)    La mamma re’ i critini,

 è sempre incinta.

 

188)    Pe’ chi crere re sapere.

 È difficile nu’ parlare.

 

189)    Sotto la neve pane,

 sotto il sole fame.

 

190)    Una legge non si discute,

 si osserva, e poi si cambia.

 

191)    I misteri chiù terribili,

 nu’ zu’ l’ucculti ma i visibili.

 

192)    L’ommo superbo e ingrato,

 disprezza la patria dov’è nato

 

193)    La pioggia r’agosto,

 è manna pe lu musto,

 pe’ l’ape provvidenza,

 per il pesce forte lenza.

 

194)    Il furbo può elogiare

 chi dovrebbe disprezzare.

 

195)    Senza batuocchio e corda,

 ogni campana è sorda.

 

196)    Quando la legge viola un diritto naturale,

 non è più legge,

 ma delitto legale.

 

197)    I funzionari sono come i libri,

 in una biblioteca:

i meno utili stanno sempre più in alto.

 

198)    Una laurea permette di vivere

anche di ciò che non si sa.

 

199)    Alcuni letterati so’ come i bauli,

spesso sono chiusi pecché vacanti.

 

200)    Se l’ignoranza preserva dalle presunzioni,

è meglio restare ignoranti

e non diventar coglioni.

 

 

 

 

 

 

RACCONTI TRATTI DAL

SEBASTIAN CONTRARIO

 

“LU CIUCCIO RE ZÌ NUFRIO”

            Bisogna sapere che nei tempi andati, quando non esistevano le trebbiatrici, si usava battere il grano per snocciolarlo su un’aia che veniva antecedentemente “merdiata”; la merdiatura si usava per rendere l’aia indurita come un asfalto in modo che le spighe venissero pigiate da una grossa pietra (triglio) trascinata da due buoi ed i chicchi non si mescolassero con la polvere dell’aia stessa.

         La “merdiatura

 consisteva nello stemperare delle feci di bue in un bidone, le quali venivano spalmate sull’aia in modo da formare un duro selciato.

          L’asino re zì Nufrio, quando il padrone portava ad abbeverarlo lungo “li zurfuturi” - pozzi scavati nel terreno nei quali veniva raccolta l’acqua piovana - annusava l’acqua e s’abbeverava a gran fatica. Col susseguirsi di questo evento,

 

zì Nufrio pensò di non portare ad abbeverare la povera bestia per due o tre giorni. Si era d’estate e la povera bestia soffriva enormemente; ad un certo punto diede uno strattone alla cavezza e sfuggì al padrone; lì vicino si trovava un bidone pronto per la “merdiatura” di un’aia, ma l’asino, senza esitazione, bevve abbondantemente l’acqua dal bidone. Dal che uscì fuori il detto: “nu fa’  come lu ciuccio re zì  Nufrio, ca l’assa l’acqua bona,  pe se veve la -merdiatura-” !

 

RUNATO RE ‘MBULLONIA

La biografia di Donato di ‘Mbullonia, era quella di un piccolo uomo, (ma come si sa a volte la botte piccola contiene il miglior vino), tanto che alla visita medica, fu riformato, e non partì mai per il servizio militare.

Durante la guerra del   1915/18 Runato re ‘Mbullonia, come

 

tutti i contadini del Cilento ebbe anche lui l’opportunità e la necessità di dedicarsi a piccoli commerci. Un giorno partito da paese di buon mattino,  a piedi andando “tempe tempe” (Non essendovi strada si proseguiva di collina in collina, ove un viottolo campagnolo congiungeva i vari paesi dell’entroterra Cilentana ) si trovò a Gioi Cilento, per partecipare al piccolo mercato che vi si svolgeva. Vendeva quelle poche cose che produceva la sua terra, per poterne poi acquistare altre che sarebbero servite alla propria famiglia.

In quei giorni tutti erano in guerra, e al mercato vi erano solo donne, bambini e vecchi. L’unico uomo (giovanile) era Runato re ‘Mbullonia. Subito fu notato dai carabinieri, i  quali lo bloccarono chiedendo: “Che fa lei qua?”

E Donato : “ ‘Nge so venuto

I carabinieri: “ No lei qua come c’è arrivato

Runato: “A pieri… Tempa, tempa

I carabinieri: “Faccia meno lu spiritoso ! Lei perché non è al fronte?”

Runato: “ Ah, chesto vuliveve sapè? Sù stato riformato e a la uerra nu ‘nge su ghiuto!”.

 

Tornato la sera al paese, passando davanti all’unico tabacchino inciampò,  cadendo a terra.

Il quel momento, il gestore del tabacchino, Cola Gatto, trovandosi davanti alla sua rivendita, vedendo  Donato prendere quel ruzzolone, non si mosse ma esclamò ridacchiando “Runa’… fra poco te ruppivi le corna!” 

Donato : “Uè Co’…, pò pariamo belli io senza corna e tu curnuto!?”

 

 

PEPPO OREÀ

Peppo Oreà, personaggio simpatico, nella sua giovinezza emigrò come tanti altri in Argentina. Allora questa terra lontana si raggiungeva entro quindici, venti giorni di navigazione e altrettanti s’impiegavano per il ritorno.

Si racconta che il viaggio di rimpatrio lo effettuò con uno di Orria Cilento, il quale era un personaggio che soleva prendere per i fondelli il suo prossimo.

Un dì, mentre Peppo dormiva tranquillamente nella sua cuccetta, questo andò ad infastidirlo col proposito di effettuare uno scherzo.

Lo afferrò per il pigiama, e scuotendolo gridò: “A Pe’ scetate sta affondando la nave..!”

Peppo, capito lo scherzo, si voltò dall’altra parte e rispose: “Che me ne fotte a mi... pare ch’è la mia..!” 

 

OPINIONI PERSONALI

Un dì per una divergenza d’opinione, mio cugino mi apostrofò “Sei proprio un asino!”

Al che mi venne spontaneo rispondere: “Ricorda che il cugino di un asino, non è mai un intelligente cavallo, ma tutto al più un testardo mulo!”

                

 

 

=====

Un dì mi fu chiesto: se ero credente?

Risposi di essere un dubitante!

Mi fu chiesto: cosa volessi dire?

La mia risposta fu la seguente:

Se dico di non credere al  cento per cento, sono pazzo!

Ma se dico di credere al cento per cento, di sicuro sono un fesso!”

 

 

                  = = = =

Alle ultime elezioni mi fu chiesto: “Oggi come oggi, chi preferirebbe al governo?  la destra con Berlusconi

o la sinistra con Rutelli !?”

Al che risposi:

E lei…  oggi come oggi…

preferirebbe un tumore alla palla destra o alla sinistra!?”