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a cura di BASILIO SANTOCRILE
LA CIVETTA SIMBOLO DEL CILENTO
Nel parco del Cilento si sente cantare la civetta
eppure questo rapace notturno che possiede una spiacevole reputazione,
ed è diventato simbolo di apportatore di disgrazie, per i greci era
l'emblema di Atena. Guénon afferma "che essa è il simbolo della
conoscenza razionale (perchè uccello notturno in rapporto con la Luna)
percezione della luce riflessa (lunare); in opposizione alla
conoscenza intuitiva, percezione della luce diretta (solare, il cui
simbolo è rappresentato dall'aquila)".
"Nella mitologia greca la civetta è rappresentata
da Ascolafio, figlio di Acheronte e della ninfa dell 'oscurità; essa
vede Persefone assaggiare un frutto infernale (un chicco di melagrana
la denunzia togliendole così ogni speranza di risalire definitivamente
alla luce".
La Civetta è uccello di Athena simbolo della Magna
Grecia, di cui indubbiamente fa parte il Cilento; consecutivamente
simbolo del Cilento stesso.
(Un curioso episodio accadde nel 1950
durante gli scavi effettuati a Castellammare di Stabia ,sepolta
dall ' eruzione del Vesuvio deI 79; d. c. : NeI
corso di uno di questi fu trovato un frammento d' affresco
raffigurante una testina di Minerva. che venne messo al sicuro in un
capannone. Poco più tardi, ecco arrivare sul luogo una civetta, la
quale per tre notti si mise a svolazzare e a lanciare grida attorno al
capannone. La mattina del terzo giorno fu trovata in una cisterna col
capo sfracellato nel tentativo di penetrare nell’ abitacolo.
Essa rappresenta la riflessione che domina le
tenebre. Gli uomini cilentani che si evolvono nella conoscenza delle
varie dottrine si spogliano dell 'ignoranza e della genuina scorza di
abitanti di luoghi incantati ma infausti a causa dell ' asperità del
sito, per abbracciare intelletto e conoscenza delle scienze ed
evolvere nelle dottrine; uomini luminari delle scienze, pronti ad
irradiare splendore per riportare alla luce il glorioso passato, che
tramanda ai più lontani posteri le famose scuole filosofiche della
Magna Grecia.
Tralasciando al più presto la simbologia di questo
uccello, osiamo precisare che "l 'uccello di Minerva" era,una nottola
e con precisione la civetta che vive nei territori germanici, o una
specie molto affine, comunissima in Grecia. Le civette (Athene, Boie)
sono piccoli gufi con capo mediocre, becco corto, alquanto ricurvo fin
dalla radice, gambe discretamente lunghe, dita robuste, armate di
forti unghie, ali corte e arrotondate, coda breve e mozza. Il disco
facciale è poco evidente, ma sempre più sviluppato che altri gufi
diurni. La civetta o nottola -" Athene noctua", è uno dei più piccoli
gufi nostrani lungo al massimo venti-ventuno centimetri. La parte
dorsale è di colore bruno grigio topo, irregolarmente chiazzata di
bianco, la faccia grigio bianca la parte ventrale biancastra con
macchie longitudinali brune, che giungono fin presso l’ ano; le penne
delle ali e della coda hanno macchie bianco giallastre rugginose che
formano sulla coda fasce poco evidenti, l'occhio è giallo zolfo.
Dalla Svezia meridionale in giù, la civetta si
diffonde per tutta l’Europa e gran parte dell’ Asia fino alla Siberia
orientale. Nelle tre penisole meridionali dell'Europa è uno dei rapaci
più comuni; in Germania non è raro (in Italia è specie sedentaria
comunissima in tutte le regioni. Il Cilento d’autunno e d'inverno
diviene zona ambita da questi rapaci migranti dal nord). Nei frutteti
con vecchi alberi, presso i villaggj, la si trova immancabilmente, ma
si insedia anche nel bel mezzo dei paesi sulle torri, nelle soffitte e
in altri luoghi adatti, senza alcun timore dell’uomo. Di giorno se ne
sta nascosta e di notte è piuttosto l 'uomo a spaventarsi della
civetta e non questa di lui.
A dispetto della sua grande superiorità
intellettuale, l 'uomo è ridicolo allorchè, ancora oggi, vede nelle
civette degli uccelli di malaugùrio, e non curandosi di eliminare
alcune vecchie credenze dà retta ai racconti delle vecchiette, che
hanno vista la civetta posarsi sulle finestre per presagire infausti
eventi (quale finestra resta illuminata se non proprio quella di un
ammalato o di un moribondo?)
Vero è che l’innocuo uccello, attratto dalla luce,
vola verso le finestre illuminate, si posa curioso sul davanzale
emettendo talora il suo grido, che suona ora come un leggero, flebile
bu bu, ora come un forte e sonoro quev quev quev Kebek, ora Kuvitt
Kuvitt, e il volgo tedesco ha tradotto questi suoni lasciandoceli come
una eredità, in frasi che significano "vieni meco, vieni meco al
cimitero" "Komm mit, Komm mit af den Kirchhof, hof, hof); oppure:
"vieni meco, vieni meco con la pala e la vanga" (Komm mit, Komm mit,
bring Schipp und Spaten mit). E questa vecchia e sciocca eredità d'
oltralpe basta per farci detestare la civetta?In Palestina poi, è
addirittura considerata come un uccello di buon augurio, non viene mai
perseguitata, ma piuttosto protetta e curata. Infatti la civetta
merita la benevolenza dell'uomo, perchè è un'abilissima creatura. Non
si può dire un vero e proprio gufo diurno., ma non fugge la luce e non
disprezza il giorno. Al minimo rumore fugge con agilissimo volo fra i
rami più folti della vegetazione. II suo sguardo esprime astuzia e
malizia, mai malvagità, tutto al più benevolenza. Chi ben la conosce
comprende come i greci abbiano potuto farne l’uccello prediletto dalla
dea della sapienza: infatti le sue facoltà mentali sono tutt’altro che
modeste, essa è uno dei gufi più intelligenti;si mostra tollerante con
individui della stessa specie con i quali in Europa e in Africa
settentrionale vive presso in società.
Prima del tramonto la si ode:e appena fatta notte,
comincia la sua caccia;sempre in moto ad ispezionare un’area molto
estesa, lasciandosi attrarre da ogni cosa la colpisca, come il fuoco
del bivacco di qualche cacciatore o scout, le finestre illuminate dei
piccoli paesi, su cui si posa.Va a caccia principalmente di piccoli
mammiferi, di uccelli, d’insetti, ma i topi sono le sue prede
predilette.In Aprile e in Maggio è particolarmente irrequieta, grida e
schiamazza anche di giorno, si prepara alla cova. Non costruisce nido,
ma sceglie una cavità adatta nelle pareti rocciose, sotto le pietre,
in vecchi fabbricati ( comodissime per lei le vecchie "Casedde", case
di campagna costruite con muratura a secco, ossia senza calce e
cemento ) e negli alberi.Depone da 4 a 7 uova tondeggianti; le cova da
14 a 16 giorni con tanta devozione.
E’ un uccello che si lascia ammaestrare e Lenz
racconta: " sono come persone di famiglia, se ne vanno spesso libere
con le ali tarpate, per la casa, il cortile,il giardino, acchiappano i
topi, e vengono tenute soprattutto nei giardini chiusi, dove
distruggono le lumache e altri animali dannosi, senza cagionare da
parte loro il minimo danno.I calzolai, i sarti che lavorano sulla
strada, secondo l’abitudine di questi paesi, hanno spesso accanto a
se, come ho avuto occasione di vedere più volte i loro prediletti,
cioè due o tre civette legate a un piolo, con le quali si scambiano,
quanto più spesso possono tenere occhiate e non potendo procurar loro
la carne le abituano in mancanza di meglio, alla polenta."
Non dico di arrivare a quanto afferma Lenz , ma di
essere meno superstiziosi verso questo piccolo, innocuo e utile
uccello.
LE CURIOSITA’
IL CILENTO E IL FIUME ALENTO PARTE 1°
Stabilire quando una parte della Lucania fu nominata
Cilento è quasi un'impresa. Si è rinvenuto uno scritto risalente al 994
che definisce con questo appellativo tale località. Meritevoli studiosi
hanno ritenuto che Cilento derivi da Circum Alentum,
considerato che il territorio è bagnato dal fiume Alento. (Fiume che
nasce presso Gorga Cilento ) ...CONTINUA
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