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La Mozzarella
La mozzarella di bufala è il principale e più apprezzato
prodotto ottenuto dal latte di bufala. La sua origine si fa risalire
agli inizi del XII sec. a seguito del processo di espansione
dell'allevamento bufalino soprattutto nel basso Volturno e nella piana
del sele; il nome proviene da "mozzo", nel senso di "troncato",
"tagliato". Si tratta di un formaggio tipico, fresco a pasta filata,
ottenuto direttamente da latte intero di bufala, a forma globosa,
struttura a foglie sottili sovrapposte che tendono a scomparire negli
strati immediatamente sotto il primo, colore bianco porcellaneo,
consistenza leggermente elastica nelle prime 8/10 ore dopo la
confezione, successivamente sempre più fondente. Si può conservare in
adatto liquido di governo naturale che l'accompagna, a temperatura non
inferiore a 12/14 gradi centigradi, per 6/7 giorni. La pezzatura è molto
varia e può essere distinta in due tipi, uno da 20 a 100 grammi detto
"bocconcino" ed un altro che va da 200 a 600 grammi, detta "mozzarella".
Al taglio lascia scolare un poco di sierosità biancastra, grassa e dal
profumo di fermenti lattici. La mozzarella di bufala può essere
sottoposta ad affumicatura con procedimento naturale, mediante l'impiego
di paglia di grano ed in tal caso viene posta in commercio come
"mozzarella di bufala affumicata" o "provola di bufala affurnicata".Il
procedimento di trasformazione del latte bufalino in mozzarella, ha
conservato, nel corso degli anni, nelle linee generali le
caratteristiche originarie del prodotto artigianale; le novità di
procedimento concernono esclusivamente attrezzature che non toccano
l'essenza ed il sapore particolarmente "delicato".

Il Carciofo
Appartiene alla famiglia delle compositei conosciuto solo dal
XV-XVI secolo ma largamente coltivato, in modo particolare ,in Campania
(Piana del Sele), in Puglia, Lazio e Sicilia. E una erbacea perenne, con
rizoma sotterraneo, fusto eretto e inflorescenza protette da brattee
che, insieme alla porzione basale, tenera, costituiscono la parte
commestibile. Di esso si conoscono varietà "rifiorenti" e "non
rifiorenti", a seconda che fruttifichino una o due stagioni all'anno,
"spinose" e "non spinose", a seconda della presertza o meno di spine
sulle foglie o all'apice delle brattee. Per quanto attiene le produzioni
autunnali vanno ricordate: "Violetta di Provenza " ," Violetto spinoso
di Palermo", "Campagnano Romano", "Violetto di Napoli", "Spinoso di
Liguria", per le produzione primaverili: "Violetto di Toscana" e "Verde
di Napoli". E un alimento di primaria importanza, non solo come ortaggio
consumato fresco, ma largamente utilizzato per la conservazione
sott'olio, sotto aceto, al naturale e per estrarne delle essenze per
ottimi liquori. Esso può essere preparato: alla giudia, in fricassea,
dorati e fritti, al vino bianco, stufati lessi, crudi in insalata, nel
risotto, alla siciliana, tortino di carciofo, alla panna, ripieni di
ricotta, ecc.. È prezioso per , le sue proprietà medicamentose; indicato
soprattutto a sofferenti di lievi disturbi di fegato perchè contiene "cinnarina"
con azione stimolante della secrezione di bile; per la sua modesta
quantità di zucchero se ne concede l'uso ai diabetici.

Caciocavallo Podolico
II bovino podolico, discendente dal "BOS PRIMIGENIUS" è presente
nelle aree inteme dell'Italia Meridionale peninsulare comprendente il
Parco del Cilento e Vallo di Diano. Il caciocavallo deve il proprio nome
a questa vacca rustica anche se alcune ipotesi lo attribuiscono alla
stagionatura delle provole a cavallo di pertiche orizzontali, "cacio a
cavallo".
AREA DI PRODUZIONE
Intero comprensorio del Parco del Cilento e Vallo di
Diano.
TECNOLOGIA
Metà latte del munto viene riscaldato a 50-60°C e
aggiunto alla restante quota, opportunamente filtrata, per poter avere
una temperatura di circa 40°C. Il latte viene addizionato di caglio
liquido di vitello se si desidera ottenere un caciocavallo dolce, dal
gusto delicato oppure di caglio in pasta di capretto o agnello per
caciocavalli dal gusto più piccante. In circa 30 minuti si ottiene la
cagliata, che viene prima tagliata in due e poi rotta fino a ottenere
grumi della dimensione di un chicco di mais. Si lascia riposare per 30
minuti, si estrae dal siero, si riscalda a 60°C e si aggiunge alla
pasta. Il processo viene ripetuto due volte aggiungendo il sieroinnesto.
Raggiunta la maturazione, la cagliata viene estratta e posta ad
asciugare per circa un'ora su di un ripiano detto "tompagno", viene
tagliata dapprima in grosse fette e successivamente in fette più sottili
che vengono poste in un "tinaccio" dove sono lavorate con acqua calda a
85°C. Si lavora la cagliata fino a raggiungere le condizioni di
filatura, e conferendo inizialmente una forma semisferica di circa 2,5
Kg e poi la caratteristica forma del caciocavallo ovoidale con
un'appendice strozzata e chiusa all'apice. I caciocavalli legati in
coppia vengono posti ad asciugare per circa quindici giorni a cavallo di
pertiche. Trascorso questo periodo vengono stagionati in cantine per
almeno 3-6 mesi fino a un anno.
CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO FINITO
Si presenta con una crosta sottile, liscia con un
colore che va dal bianco alabastro, nei più freschi, al giallo ambra. La
pasta, di colore giallo intenso a stagionatura ultimata, è compatta,
priva di occhiature e fessurazioni. Il sapore è dolce e poco sapido se
fatto con caglio di vitello o quando il prodotto è ancora fresco, più
intenso e tendente al piccante se si utilizza caglio di capretto.
Cacioricotta
II cacioricotta è un formaggio tipico del Parco del Cilento e Vallo di
Diano. E' ottenuto con latte misto di capra e pecora o solo con latte di
capra nel periodo che va da giugno ad agosto, in corrispondenza della
fine lattazione delle pecore. Deve il suo nome alla tecnica di
produzione.
AREA DI PRODUZIONE
Intero comprensorio del Parco del Cilento e Vallo di
Diano.
TECNOLOGIA
E' molto semplice e consente di recuperare la maggior
parte delle sostanze proteiche e quindi di avere una resa elevata. Il
latte, filtrato e messo in caldaia, viene riscaldato alla temperatura di
circa 90°C per alcuni minuti, successivamente viene raffreddato a
36-39°C. La coagulazione avviene in 25-35 minuti con l'impiego di caglio
di capretto. Una volta ottenuto il coagulo si esegue la rottura fino a
ottenere grumi della grandezza di un chicco di riso. Dopo alcuni minuti
di sosta sotto siero, la cagliata si raccoglie e si trasferisce nelle
fuscello. A spurgo quasi ultimato, dopo 3-4 ore dalla messa in forma, si
effettua la salatura a secco. Dopo la fase di salatura, il formaggio
viene collocato per 8-10 giorni su assi di legno in locali freschi e
asciutti con temperatura di 10-13°C. Durante tale periodo viene
effettuato un rivoltamento giornaliero delle forme.
CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO FINITO
Ha una forma cilindrica a facce piane con una crasta
leggermente increspata. Il colore va dal bianco sporco al giallo
paglierino. La pasta si presenta compatta, senza occhiature e finemente
granulosa. Ha un sapore intenso e gradevolmente saporito. Può essere
consumato fre fresco o grattugiato sulla pasta.
Pecorino
Da secoli il latte di pecora viene trasformato in "cacio".
AREA DI PRODUZIONE
Intero territorio del Parco del Cilento e Vallo di
Diano.
TECNOLOGIA
II pecorino è un formaggio semicotto, prodotto dal
latte intero ovino. Il latte opportunamente filtrato viene messo in
recipienti di rame, riscaldato fino alla temperatura di 36-40°C, e
addizionato di caglio di agnello o di capretto in pasta prodotto in
azienda da animali lattanti. Trascorsi 40 minuti si procede alla rottura
violenta della cagliata con l'ausilio di un attrezzo di legno detto "scuopolo"
fino ad avere dei grumi di dimensioni di un chicco di mais. Dopo 10-15
minuti di riposo, la cagliata viene raccolta e messa nelle fuscelle,
canestri di giunco. Dopo l'ottenimento della ricotta, le forme vengono
scottate nel siero residuo per circa trenta minuti. Si effettua la
salatura in salamoia o a secco, a seconda del produttore, dopo 24 ore
dalla messa in forma. La stagionatura viene fatta in locali freschi e
ventilati, generalmente in grotta o cantina, la cui temperatura oscilla
tra i 12-15°C e l'umidità tra 75-80%, per un periodo che varia da 3 a 6
mesi, fino a un anno.
CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO FINITO
Si presenta di forma cilindrica con una crosta dura e
rugosa di colore giallo dorato. La pasta, di colore bianco, è compatta
con una rara occhiatura di piccolo diametro. Ha un sapore persistente
tendente al piccante, se ben stagionato, e un odore pungente ricco di
aromi dovuti al pascolo. Può essere consumato fresco, come formaggio da
tavola, o dopo un periodo di lunga stagionatura grattuggiato sulla pasta
per esaltarne il gusto.
La "Muzzarella co' a murtedda"
La "Muzzarella co' a murtedda" nasce, tradizionalmente, nel
territorio del basso Cilento, dalla trasformazione del latte di vacca.
L'uso antico di conservare la mozzarella in rametti di "mortedda" o
"mortella", denominazione dialettale del mirto (Myrtus commmunis),
deriva probabilmente dalla necessità di conservarla e trasportarla dai
pascoli dove veniva prodotta alle abitazioni del paese. L'arbusto
largamente diffuso sia nel sottobosco delle faggete che nella macchia
mediterranea, tipiche della zona di produzione, conferisce al formaggio
un inimitabile aroma.
AREA DI PRODUZIONE
L'area di produzione comprende alcuni comuni del
Basso Cilento compresi nelle Comunità Montane del Calore Salernitano,
del Vallo di Diano, del Gelbison-Cervati, del Bussento, del Lambro e
Mingardo, quali: Laurino, Piaggine, Sassano, Sanza, Vallo della Lucania,
Ascea, Novi Velia, Cannalonga, Montano Antilia, Cuccare Vetere, Stio,
Rofrano, Laurito, Roccagloriosa e altri.
LA TECNOLOGIA
E' un prodotto a pasta filata fatto esclusivamente
con latte bovino. Il processo di lavorazione è avviato con il
riscaldamento del latte a una temperatura di circa 37°C, cui segue
l'aggiunta di caglio naturale di capretto o anche caglio sintetico. Il
tempo di coagulazione è di circa un'ora, la maturazione della cagliata,
dopo la rottura, avviene in assenza, o quasi, di siero in appositi tini
di legno. Il tempo di maturazione è di circa 12-24 ore in relazione alla
temperatura ambientale, segue l'operazione di filatura e formatura delle
mozzarelle a cui viene conferita la forma ellissoidale manualmente. Le
mozzarelle sono "confezionate" alternandole a rametti di mirto legati
alle estremità con germogli di ginestra o di altre essenze spontanee.
CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO FINITO
Si presentano di forma ellissoidale o sferica, di
colore bianco porcellana con una superfìcie liscia e lucente. La pasta,
compatta, ha un sapore dolce leggermente acidulo con un aroma delicato
da imputare al mirto.

OLI EXTRA
VERGINI D'OLIVA D.O.P.
Entrare nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è come entrare
in un grande uliveto, invero ogni comune sia montano che marino è ricco
di Ulivi sia di tipo secolare che di nuovo impianto. Essi conferiscono
al paesaggio un vellutato colore verde e donano alle popolazioni da
tempi remoti un essenziale sostentamento al reddito. L'olio ha sempre
rappresentato luce, cibo, calore, protezione. Oggi a questa pianta
millenaria si chiede un adattamento alle esigenze del mercato e, questa,
pur millenaria, sta adeguandosi al progredire della tecnica senza grossi
traumi. Infatti dopo laboriose cure si sta riportando, soprattutto, la
cultivar pisciottana a produrre oli extra vergini di oliva di qualità.
Gli olivicoltori del Parco non sono rimasti insensibili nel 1992 al varo
della legge 169 sulle Denominazioni di Origine, infatti si avviarono
subito le procedure per il riconoscimento di due denominazioni: Cilento
e Colline Salernitane, queste dopo un lungo iter sono state riconosciute
come D.O.P. dalla Unione Europea ed operative dalla campagna olivicola
98/99. La D.O.P. Cilento abbraccia l'area sud e ovest del Parco, mentre
la D.O.P. Colline Salernitane l'area nord del Parco. Il territorio del
Parco può essere suddiviso in tre aree omogenee:
AREA SUD, GELBISON-BULGHERIA: cultivar storica
predominante Pisciottana, cultivar di nuova immissione Frantoio,Coratina;
AREA OVEST, MONTE STELLA-ALENTO: cultivar storiche
predominanti Rotondella, Salella, cultivar di nuova immissione Frantoio,
Leccino;
AREA NORD, ALBURNI-CALORE: cultivar storiche
predominanti Nostrale, Rotondella, Carpellese, cultivar di nuova
immissione Frantoio, Leccino, Ogiiarola.
Area Gelbison-Bulgheria : L'area è racchiusa dal
massiccio del monte Gelbison a nord e del Bulgheria a sud. Gli oliveti
sono posizionati lungo i dolci pendii che dalle montagne portano al
mare; è il regno incontrastato della cultivar Pisciottana, enorme pianta
di olivo la cui chioma può superare i 12 metri di diametro per una
altezza di 18 metri. Negli ultimi venti anni gli olivicoltori hanno
messo a dimora numerose piante di olivo soprattutto di cultivar Frantoio
e Leccino per ovviare alle problematiche di raccolta della Pisciottana.
Le olive provenienti dalla "Pisciottana" vengono raccolte
tradizionalmente, dopo spontanea caduta, su reti, da pochi anni
l'utilizzazione di macchine vibranti del tronco hanno consentito la
raccolta per distacco diretto con enormi vantaggi qualitativi. La
produzione di olive da olio dai nuovi impianti con sistemi
ecocompatibili e/o biologici ha creato oli con standard qualitativi
elevatissimi.
Area Monte Stella-Alento : Predomina in quest'area
il Monte Stella, il quale con i suoi versanti separa le produzioni che
volgono verso il mare da quelle che volgono verso la valle del fiume
Alento. La prima ha un clima poco piovoso mentre l'altra un clima
decisamente più freddo e piovoso. In quest'area vi sono milte
coltivazioni con sistema biologico. Gli olivi per lo più di cultivar
storiche sono posizionati su pendii a volte molto scoscesi per cui le
patiche agronomiche risultano particolarmente difficili. L'introduzione
di nuovi impianti olivicoli ha interessato quest'area soprattutto dopo
l'abbandono della fìchicoltura, questi sono per lo più di cultivar
tipiche dell'area ed il ricorso a cultivar esteme all'area non ha
segnato un cambiamento significativo nelle caratteristiche degli oli di
oliva extra vergini prodotti. La raccolta avviene generalmente su reti,
da pochi anni si utilizza la raccolta a mano dalla pianta e/o l'utilizzo
dei vibratori del tronco.
Area Alburni-Calore : Quest'area è per lo più
montagnosa, le coltivazioni dell'olio sono presenti soprattutto nella
valle del fiume calore salernitano. Il clima è, rispetto alle altre
aree, freddo e piovoso per la lontananza dal mare e per la presenza di
alte montagne. L'area conserva il proprio patrimonio varietale, i nuovi
impianti utilizzano per lo più cultivar storiche. L'olio di oliva extra
vergine prodotto con le nuove varietà influenza poco le caratteristiche
peculiari di quello prodotto con varietà storiche. La raccolta avviene
esclusivamente per brucatura a mano o con macchine agevolatrici,
raramente sono presenti reti sotto gli olivi per la caduta naturale. Le
aziende con sistema di coltivazione biologico sono numerose in quanto
l'ecosistema è favorevole a questo tipo di pratiche.
Vini DOC
II suggestivo e incontaminato territorio del Parco Nazionale del Cilento
e Vallo di Diano include ben due delle denominazioni enologiche
dell'interessante panorama vitivinicolo campano. Le denominazioni sono
relativamente recenti, ma certamente destinate a connotare
progressivamente il paesaggio rurale e a creare una tendenza di sviluppo
molto significativa. Quelle che ricadono in questo areale produttivo
sono: la DOC Castel San Lorenzo e la DOC Cilento. Le denominazioni
tutelano le caratteristiche produttive di queste zone, espresse con uve
presenti da decenni e quindi considerabili tradizionali, come: Barbera,
Sangiovese, Trebbiano e Malvasia. A queste si associano uve locali come:
Aglianico, Greco e Fiano, già localmente denominato Santa Sofia.
Vino Doc Cilento : La denominazione di origine
controllata Cilento, comprende un vasto territorio nella provincia di
Salemo (ben 58 comuni). E' stata istituita nel 1989 per tutelare un
consistente numero di vini prodotti in zona con uve diffuse in Campania
fin dall'epoca romana. Oltre all'Aglianico troviamo il Bianco, il Rosato
e il Rosso. La produzione massima di uva non deve superare i 100
quintali per ettaro; la resa di uva in vino è del 70 per cento e scende
al 50 per cento nel caso dell'Aglianico.
Vino Doc Castel San Lorenzo : La denominazione di
origine controllata Castel San Lorenzo si estende interamente nei
terrtori dei comuni di Castel San Lorenzo, Felitto e Bellosguardo e in
parte dei comuni di Aquara, Castecivita, Roccadaspide, Magliano Vetere e
Ottati. Le condizioni pedoclimatiche hanno reso queste zone adatte alla
coltivazione della vite da tempi remoti e il disciplinare ne tutela le
specificità colturali e ampelografiche preesistenti. I vini prodotti con
tale denominazione sono il Barbera, il Rosso, il Bianco, il Rosato e il
Moscato nelle versioni Spumante e Lambiccato, derivato da tradizionali
sistemi di vinificazione. Le rese massime in vigna sono di 100 quintali
per ettaro per i Rossi, i Rosati e la Barbera e di 120 per i Bianchi. E'
consentita la dicitura riserva per il vino Barbera, dopo un sufficiente
periodo di invecchiamento in legno e un grado alcolico di almeno 11,50.

Salumi
SOPPRESSATA DI GIOI
Notizie storiche sulla soppressata di Gioi risalgono
al 1835 come riportato nel Compendio di Agricoltura Pratica: "...tra le
soppressate si lodano molto quelle di Noia, ma eccellenti sono quelle
del Cilento, e spezialmente delli Gioi, nel Principato Citra...".
AREA DI PRODUZIONE
Comune di Gioi Cilento, Cardile, Piano Vetrale, Orna.
TECNOLOGIA
L'impasto di questa soppressata, a differenza di
molte altre è composto di carni di prima scelta dalle quali vengono
eliminati anche i nervetti. Le carni sono tagliate a mano a punta di
coltello, condite con sale e spezie (peperoncino, finocchietto e pepe) e
ripassate a mano più volte per fare amalgamare bene gli ingredienti.
L'impasto viene lasciato riposare per qualche minuto e poi insaccato in
budello naturale insieme a un pezzo unico di "lardo" della stessa
lunghezza del budello. Il periodo di stagionatura varia da 15 a 20
giorni in un ambiente non molto aerato e talvolta affumicato con fuoco a
legna. Quando il prodotto è stagionato, se non viene consumato
subito,viene conservato sott'olio d'oliva o sotto strutto mantenendosi
fresco per tutto il periodo estivo.
CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO FINITO
Si presenta di colore rosso-bruno con al centro un
cuore bianco: il lardo. Ha un aroma intenso.

Il fico bianco del Cilento
Il fico bianco del Cilento ha caratteristiche esclusive: una
buccia di colore giallo-verde, una polpa abbondante e un gusto molto
dolce. Se ne producono mediamente circa 8000 tonnellate all'anno. Può
essere mangiato fresco, essiccato o trasformato in sciroppo. Il fico
secco è una produzione sicuramente aristocratica nel campo della frutta
secca. Viene preparato in vari modi: con ripieno di noci e mandorle, o
ricoperto di cioccolata o infilati in una stecca di legno come gli
spiedini. La coltivazione del fico nel Cilento ha origini antichissime e
forse risale al IV secolo a. C. La pianta fu considerata sacra a
Mercurio dai Greci ed è legata a episodi biblici e leggende. In passato
i fichi erano usati per preparare tisane. Era sufficiente bollire 5 o 7
frutti in mezzo litro di acqua per ottenere una infusione capace di
combattere, mediante sciacqui e gargarismi, le afte e le angine. Oggi i
fichi, grazie alle loro qualità terapeutiche, sono generalmente usati
nei preparati dietetici e in erboristeria. Importante è anche il ruolo
che l'albero riveste nella salvaguardia dell'ambiente.

Castagne
II Cilento, zona molto ricca di vegetazione e soprattutto di boschi,
vanta una notevole importanza anche nella produzione di castagne.
Rinomate sono le castagne di Roccadaspide, chiamate anche marroni di
Roccadaspide e quelle degli Alburni. La produzione annua si aggira
mediamente sulle 4.000 tonnellate. Hanno dimensioni medie e una polpa
compatta, piuttosto dolce, rivestita da una membrana che si spella
facilmente. L' albero fornisce il tannino, usato per la concia delle
pelli, e un buon legname che fu utilizzato nel passato per la
costruzione di linee ferroviarie, pali per il telefono, staccionate e
mobilio. Le castagne erano mangiate sia dai ricchi che dai poveri. I
primi preparavano con esse raffinate ricette, i secondi le apprezzavano
per l'alto valore nutritivo. Da esse si ottiene una farina che ha il
vantaggio di durare a lungo senza deteriorarsi e, perciò, adatta a
nutrire le truppe in caso di guerra. Si pensa che i Romani abbiano
introdotto la pianta in Italia e in Europa, ma fu nel Medioevo che
l'infaticabile lavoro dei monaci rese possibile la realizzazione di
vaste culture in montagna e sulle colline.
Miele
In diverse zone del Parco è presente l'attività apistica,
dalla quale si ricavano ottime qualità di miele. Il miele viene lavorato
affinchè sia disponibile in diverse essenze, fra le quali la più famosa
è il miele di lavanda. Esso viene impiegato per preparare dolci tipici
come le zeppole fritte e gli struffoli.

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