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La "Piana di Paestum", così i nostri ascendenti chiamavano
l'estensione pianeggiante dai piedi delle colline al mare, e le retrostanti
alture di Capaccio erano abitate già nella preistoria; oltre alla Necropoli di
Gaudo, ne abbiamo testimonianze riferibili anche all'età paleolitica e
neolitica.
A maggior ragione il territorio, verso la metà del VII secolo
a.C., non poteva non presentare nuclei di abitanti locali i quali, evidentemente
non organizzati, non seppero opporsi all'arrivo di coloni greci (achei
provenienti da Sibari come dicono i più). I Greci, forti forse di precedenti
frequentazioni e cognizioni sulla pianura, dopo essersi assicurati un avamposto
fortificato in vicinanza del mare, vi fondarono intorno al, 600 a.C. un città
che chiamarono Poseidonia in onore del dio del mare.

I Poseidoniati edificarono contemporaneamente un santuario (Heraion),
poco più a nord, nei pressi della foce del Sele, oltre che per il culto della
loro Hera di Argo, probabilmente per strategia difensiva nei confronti degli
etruschi che si erano già insediati al di là del fiume nell'agro picentino e che
costituivano pericolo di potenza più vicina ed evoluta. Questo santuario divenne
famoso in tutto il mondo greco tanto che entrò nel mito e, come narra Strabone,
se ne attribuiva la fondazione a Giasone con i suoi Argonauti. Poseidonia,
difesa da mura poderose (le più imponenti e meglio conservate dell'antichità),
man mano rafforzate, con quattro porte ai punti cardinali, grazie alla felice,
posizione geografica aperta alle vie di traffico, ai corsi d'acqua ed alla
fertilità del suolo, raggiunse in breve tempo nell'età classica un notevole
grado di ricchezza e di conseguente fervore artistico culturale che culminò nel
giro di un secolo circa nella costruzione di tre splendidi templi dorici,
eredità impareggiabile di tutta la civiltà greca. La magnificenza di questa
colonia suscitò presto mire di conquista nei Lucani, popolazione italica
dell'interno, che la occuparono intorno al 400 a.C. mutandone il nome in Paistom.
I Lucani, pur non raggiungendo il livello culturale del periodo greco, vi
continuarono attività civili e militari a lungo, tranne una breve parentesi in
cui i greci d'Italia, confederati sotto la guida di Alessandro il Molosso, zio
di Alessandro Magno, li sconfissero in una battaglia proprio presso Poseidonia
nel 332 a.C. Ne riprendono possesso nel 326 a.C. in seguito alla battaglia di
Pandosia in cui morì Alessandro.
Ben altra potenza intanto andava espandendosi lungo la
Penisola: Roma. Divenuta incontrastata padrona di queste regioni, dopo la guerra
contro Pirro, nel 273 a.C. Roma vi fondò una colonia latina e diede alla città
il nome Paestum. Il senato romano ebbe sempre in grande considerazione questa
città perchè ne aveva avuto aiuto, soprattutto in vettovaglie, durante la guerra
contro Annibale.
I Romani arricchirono la città di grandi edifici fra cui il
portico del Foro, le terme, l'Anfiteatro ed il cosiddetto Tempio della Pace.
Paestum prosperò fino al tardo impero: per le mutate esigenze politiche di Roma,
rivolte verso l'Oriente, come molti centri costieri, la città cominciò a cadere
in una crisi irreversibile fino a che i suoi abitanti si ridussero ad una esigua
comunità, convertita al Cristianesimo, concentratasi nelle vicinanze del Tempio
di Cerere, mentre altri salivano le colline per sfuggire alla malaria che vi si
era diffusa nonchè alle incipienti incursioni dei saraceni.
Si spiega così il sorgere di una città in collina che, nel
medioevo, tra il IX ed il XIII secolo, ebbe importanza commerciale e strategica
specialmente durante il periodo imperiale di Federico II, e che sostituì ed
assunse quasi quello che era il ruolo di Paestum nell'antichità.
Questa città ebbe il nome di Cuput Aquis perche sovrastava le
ricche sorgenti di Capodifiume, già sede di culti nel periodo greco e romano, e
oggi ricordata dai locali cittadini col nome "Capaccio Vecchio". In seguito alla
partecipazione alla congiura dei baroni contro il grande Imperatore, Capaccio fu
assediata da Federico Il che la espugnò e distrusse nel 1246.
Dopo l'abbandono, di Paestum non si parlò più per secoli pur
se i suoi templi si ergevano sempre solenni tra la fitta vegetazione e ben
visibili dal mare.
Un po' di merito per la riscoperta va ascritto a scrittori e
poeti del '500 e '600 che, con le loro citazioni su monumenti e caratteristiche
del luogo, ne risvegliarono interesse e curiosità.
Il Museo
Costruito agli inizi degli anni '50, su progetto
dell'architetto Marcello De Vita risalente agli anni '30, il Museo Nazionale di
Paestum venne inaugurato il 27 novembre del 1952 alla presenza ufficiale
dell'On. Antonio Segni allora Ministro della Pubblica Istruzione.
Lo vollero soprattutto Paola Zancani Montuoro e Umberto
Zanotti Bianco, ai cui nomi è legata la sensazionale scoperta dell'Heraion di
Foce Sele, per esporvi preziosi rinvenimenti: metope, capitelli e materiale
vario. Le metope infatti sono collocate all'altezza originaria su una
costruzione che rispetta le dimensioni del tempio e ne costituisce la
ricostruzione stilizzata. La quantità di reperti, venuti alla luce da successivi
scavi sul territorio della città, ne suggerirono un primo ampliamento della sala
delle metope nel 1966 (progetto De Felice) e quindi un secondo nel 1970, Sale di
Paestum, (progetto De Franciscis). Il Museo presenta, in un certo senso, non
solo la storia della città ma anche quella della pianura e delle colline
circostanti su cui Poseidonia-Paestum esercitò la sua attività civile e politica
di avanzatissima colonia. Per una visita accurata va prestata particolare
attenzione alla ricchissima rassegna di documenti che vanno dalla preistoria al
medioevo, dall'importantissimo corredo proveniente dalla Necropoli di Gaudo alle
metope dell'Heraion; dai vasi attici di importazione a quelli di fabbrica
locale; dai reperti del sacello ipogeico alla "Tomba del Tuffatore" ormai famosa
in tutto il mondo; dagli affreschi tombali lucani al materiale romano.

Tomba del Tuffatore

Zeus in trono
LA CINTA MURARIA - Nelle mura che cingono Paestum, in
corrispondenza di ciascuno dei quattro punti cardinali e delle due arterie
principali della città, si aprono quattro grandi porte; a est è Porta Sirena,
databile ai primi tempi della colonia romana e così chiamata perché ha una
chiave di volta ornata sul lato esterno da un bassorilievo raffigurante una
Scilla con due code di pesce erroneamente interpretata come una sirena in
un’epoca in cui non se ne conosceva l’esatta iconografia. La cinta muraria di
Paestum si sviluppa con uno spessore medio di cinque metri e massimo di sette
lungo quasi cinque chilometri, assumendo la forma di un pentagono con il lato
minore rivolto verso la costa e costituisce uno dei più grandiosi e meglio
conservati sistemi di fortificazione che presentino le città della Magna Grecia.
Costruita nel periodo greco lungo il margine di una terrazza calcarea,
anticamente un po’ sopraelevata rispetto alla pianura circostante, e rinforzata
e modificata in epoca lucana e romana, essa documenta l diverse fasi
costruttive. Nel loro impianto attuale le mura sono formate da più cortine
murarie addossate l’una all’altra, sono rinforzate da torri a pianta circolare,
semicircolare e quadrata e sono attraversate da numerosi piccoli varchi in
corrispondenza delle vie interne per permettere sia sortite in caso di guerra
sia un più facile accesso in tempo di pace.Tali varchi, le cosiddette postierle,
sono del tipo architraviato ad arco formato da due conci tagliati e accostati.
Meno facilmente databile di Porta Sirena è la sistemazione di Porta Marina con
corpi di guardia ai lati di un cortile fra la porta esterna e quella interna ;
tuttavia l’uso della tecnica a blocchi squadrati la fa considerare difficilmente
di molto posteriore alla fine del III secolo a.C.. Porta Marina si trova sul
tratto occidentale della cinta, verso il vicino mare; sul lato settentrionale,
fiancheggiato da un profondo fossato, è Porta Aurea e sul lato sud Porta
Giustizia, fuori della quale si conserva ancora gran parte del ponte sul fiume
Salso, che anticamente scorreva lambendo le mura meridionali e, insieme al
fossato, contribuiva ad accrescere la ponderosità del sistema difensivo. Le
torri che rinforzano le mura sono addossate alla cortina muraria, come torre
Laura sul lato meridionale, o incorporate nello spessore della cortina stessa.

Porta Sirena
I TRE TEMPLI DORICI - Paestum è dominata dalla presenza
di tre templi dorici superstiti, disposti nell’area sacra al centro della città,
in una posizione sopraelevata rispetto al resto dell’area urbana.
LA BASILICA - Dei tre templi il più antico è il più
grande, risalente al terzo venticinquennio del VI secolo a.C: e impropriamente
chiamato Basilica fin dal Settecento, quando, riscoperta Paestum, il monumento,
sia per la mancanza dei frontoni, crollati con il tempo, sia perché ha un numero
dispari di colonne sui lati corti, fu riconosciuto come un edificio pubblico
profano, appunto una basilica. Il tempio è periptero, ha cioè le colonne su
tutti i lati (nove su quelli corti e diciotto sugli altri). La cella, preceduta
da un pronao molto caratteristico, con tre colonne fra le ante, era divisa in
due navate da una fila di colonne; dal fondo della cella si accedeva all’adito.
Come normalmente nei templi greci, l’altare, lungo quanta è larga la fronte del
tempio, si trova a est. Le colonne della Basilica sono molto rastremate in alto
(ossia il diametro nella sommità della colonna è sensibilmente minore del
diametro di base della colonna stessa) e presentano un’entasi, cioè un
rigonfiamento, molto sensibile a circa metà dell’altezza. I capitelli, che sono
del tipo caratteristico delle colonne achee, presentano una corona di foglie
bacellate nella parte bassa, dove il capitello si congiunge alla colonna; alcuni
capitelli del lato occidentale presentano anche ina fascia decorata a palmette e
fiori di loto. Mentre non sappiamo nulla dell’aspetto esterno del fregio e delle
parti in pietra della cornice e dei frontoni, ci sono pervenuti molti elementi
del rivestimento in terracotta, dipinta a colori assai vivi (ma compatibili con
la cottura), delle parti più alte della Basilica.

La Basilica
IL TEMPIO DI NETTUNO - Il cosiddetto Tempio di Nettuno
sorge a fianco della Basilica, nel santuario meridionale, su una lieve altura
che ne esalta la monumentalità. Risalente alla metà del V secolo a.C., è il più
recente, il meglio conservato e il più bello dei tre grandi templi pestani. Il
monumento è tuttora noto come Tempio di Nettuno e anche se si sa ormai che non
era dedicato a Positone si continua a chiamarlo così rifacendosi alla
tradizione. Gli oggetti rinvenuti nelle stipe votive, infatti, in particolare la
ricca serie di statuette arcaiche fittili, hanno permesso di stabilire che
l’edificio doveva essere dedicato ad Era, il cui culto sembra fosse dominante a
Paestum, così come nel vicino santuario alla foce del Sele.
Si tratta di un periptero che, nonostante qualche arcaismo, quale il
numero di quattordici colonne sui lati lunghi, invece di tredici o dodici, e le
ventiquattro scanalature delle colonne, invece delle venti ormai divenute
canoniche, rientra pienamente nell’architettura dorica classica, in quanto
deriva da modelli peloponnesiaci, quali il Tempio di Zeus a Olimpia.
Decisivi per la datazione del Tempio di Nettuno intorno alla metà del V
secolo a.C. sono alcuni accorgimenti ottici, quali la leggera curvatura verso il
basso del krepidoma (scalinata), la leggerissima inclinazione verso l’interno
delle colonne della peristasi (il colonnato che circonda il tempio) e la
curvatura verso il basso, quasi impercettibile, della trabeazione delle due
fronti che sembra indicare quasi uno sforzo nel reggere il peso dei frontoni.
Nella norma consolidatasi già precedentemente rientra la divisione della cella,
sopraelevata 1,40 metri rispetto al piano della peristasi, in tre navate per
mezzo di un doppio ordine di colonne sovrapposte, destinate a sostenere il tetto
e ad articolare lo spazio interno, mentre le scalinate ai lati della porta
permettevano di accedere al sottotetto.

Tempio di Nettuno
IL TEMPIO DI ATENA - E’ noto anche con l’erronea e
tradizionale denominazione di Tempio di Cerere. Il secondo in ordine cronologico
(fine VI secolo) e il più piccolo dei tre templi pestani è un periptero dorico
con sei colonne ioniche, molto profondo rispetto alla cella, secondo
consuetudini greco- orientali attestate anche a Elea. Il Tempio doveva trovarsi
al centro di un piccolo santuario, del quale, ci sono pervenuti solo l’altare
con il pozzetto sacrificale, le fondazioni di altri due altari, la base di una
colonna votiva e una colonna votiva che si innalza a nord-est del tempio e che
per l’accentuata entasi e per il profilo dell’echino deve datarsi alla metà del
VI secolo a.C., quindi a un’età sensibilmente più antica del Tempio di Atena, le
cui colonne presentano un aentasi poco accentuata, ciò che determina un senso di
snellezza e di eleganza, accresciuto dall’equilibrata scansione degli spazi
vuoti. Della decorazione architettonica in arenaria del Tempio di Atena ci sono
pervenuti in buono stato di conservazione, oltre a parte di un trifoglio e a un
elemento della cornice di coronamento del fregio, vari blocchi della sima (tutti
al Museo di Paestum), le cui gronde a testa leonina sporgono da uno sfondo
ornato da palmette e da fiori di loto profondamente incisi, tali da realizzare
un vivo effetto cromatico sotto l’azione della luce solare. I capitelli ionici
del Tempio sono gli unici esempi monumentali di età arcaica che siano stati
trovati nella Magna Grecia. Fra i doni votivi pù antichi dei santuari di Paestum
sono le figurine fittili a corpo appiattito, di produzione in parte corinzia, e
in cui la policromia, tuttora in parte conservata, contribuiva a dare vivacità
espressiva non sempre conciliabile con l’organicità.

Tempio di Atena o Cerere
IL TEMPIO ITALICO - Al centro del lato lungo settentrionale, il portico
del Foro si interrompe in corrispondenza dell’edificio noto come Tempio Italico,
che doveva essere il Capitolium di Paestum e quindi dedicato alla triade
capitolina, ossia a Giove, Giunone e Minerva. Il tempio poggia su un alto podio,
secondo una consuetudine affermatasi in Campania, e vi si accede da una
scalinata sul lato sud; forse concepito a tre celle, esso fu realizzato con
un’unica cella fiancheggiata da due ali aperte sui lati con un colonnato che è
la continuazione del pronao e ha, secondo una consuetudine affermatasi a Roma e
a differenza dei templi greci, le varie
parti allo stesso livello e un podio per l’ara, che interrompe al centro la
gradinata dell’elevato. Le colonne corinzie, con teste tra le volute dei
capitelli, sostenevano una trabeazione di ordine dorico; le sculture delle
metope superstiti, quasi tutte con un solo personaggio in movimento vivace ,
derivano da modelli greci del primo Ellenismo, mediati attraverso Taranto.
IL FORO - La piazza del Foro, a pianta rettangolare, si
estende lungo una delle vie principali della città ed era circondata da portici
di ordine dorico, mentre gli elementi della trabeazione sono quasi completamente
scomparsi. Il grande piazzale aveva tutto intorno, come appare nei tre lati
posti in luce, una serie di edifici pubblici e numerose botteghe. Nel portico
meridionale è stata rinvenuta una statua in bronzo raffigurante il sileno Marsia,
simbolo della libertà, come a Roma stessa, anche nella colonia latina di Paestum.
Sul lato meridionale del piazzale del Foro, dopo alcune botteghe e n edificio
quadrato e absidato nel quale si è riconosciuto il Macellum (mercato di generi
alimentari), si trova un edificio rettangolare con i muri scanditi da poderose
semicolonne che inquadrano delle nicchie e i vani d’accesso, tre dei quali si
aprono verso la piazza del Foro. La nobile costruzione racchiude la nuova Curia,
edificata tra il I e il II secolo, caratterizzata come tale da un suggestum
(tribuna oratoria).

L’ANFITEATRO ROMANO - Presso la superficie occupata dal
Foro è situato l’Anfiteatro romano, a terrapieno, con un muro di terrazzamento.
Risalente all’età tardo- repubblicana, fu ampliato con un porticato su pilastri
nel II secolo d.C. e nel 1829 fu purtroppo tagliato in due dalla strada. La
cavea ha uno sviluppo relativamente ridotto e l’arena non è molto ampia.
Alle spalle del Foro, sul lato settentrionale, è una vasta area destinata
probabilmente a esercizi ginnici; al centro vi è una grande "natatio", creata
nella prima metà del I secolo a.C., con un finto impianto per l’allevamento dei
pesci costruito sul modello di quelli veri delle ville marittime.
IL SACELLO IPOGEO - E’ situato presso il Tempio di Atena,
al centro di un "témenos" (recinto) arcaico costeggiato dalla Via Sacra. Il
singolare monumento è un "cenotafio" a forma di tomba a camera, con copertura a
doppio spiovente sormontata da un tetto in tegole piane e con l’accesso a piano
inclinato scavato nella roccia. Tale accesso fu usato una sola volta per deporvi
il ricco corredo ora al Museo di Paestum e subito dopo fu murato dall’esterno.
Nel sacello furono rinvenute sei idrie e due anfore di bronzo contenenti miele e
un’anfora attica. Tra le splendide idrie sono di tipo meno comune una con l’ansa
verticale a forma di leone, che contrasta per il suo dinamismo plastico con le
protomi equine delle anse orizzontali, e quella con le mani agli attacchi di
queste, che conferiscono al vaso un aspetto con qualcosa di antropomorfo. Come
spesso accade nelle tombe, i vasi metallici sono in parte anteriori al loro
seppellimento, avvenuto intorno al 510 a.C.

L’HERAION - L’Heraion sul Sele, uno dei più famosi
santuari della Magna Grecia, fu eretto nel Vi secolo a.C. a circa 9 chilometri
da Paestum. Il santuario, che la tradizione vuole fondato dagli Argonauti, è ben
noto nelle sue parti essenziali Centro del complesso era il tempio maggiore
dedicato ad Era Argiva (fine del VI secolo a.C.), circondato da tempietti minori
e tempietti votivi (thesàuroi), testimonianza della devozione delle diverse
città della Magna Grecia; di uno di questi ultimi ci sono pervenuti gran parte
degli elementi architettonici tra cui quasi tutto il fregio, ricostruito al
Museo di Paestum, che costituisce uno dei più completi e significativi complessi
figurati della scultura greca arcaica. Alle metope del fregio del più antico
thesaurus si riferisce il suicidio di Aiace che si getta sulla propria spada e
Tizio nell’atto di rapire Latona, già trafitto dalle frecce di Apollo e di
Artemide. Dall’Heraion sul Sele provengono anche piccoli gruppi fittili del museo
di Paestum, doni votivi tra i più antichi rinvenuti a Posidonia;
poi un gruppo di donne danzanti, disposte in cerchio, dalle figure
appiattite, xoanizzanti, secondo un modulo tipico dell’arte arcaica; il
carattere sommario della forma trovava completamento nella policromia di cui
resta qualche traccia.
LA TOMBA DEL TUFFATORE - Del tutto eccezionale
nell’ambito delle pur ricchissime sepolture delle necropoli pestane appare la
tomba detta del "tuffatore" (Museo di Paestum) dal soggetto rappresentato sulla
lastra di copertura; questa tomba infatti, del tipo a cassa, formata da cinque
lastre di travertino intonacate e dipinte, con copertura piana, è l’unica con
pitture figurate del tardo arcaismo in Magna Grecia, essendo stato possibile
datarla intorno al 490 a.C. in base all’unico vaso di corredo rinvenutovi.
Nonostante l’evidente derivazione delle figure e degli schemi compositivi dalla
pittura vascolare attica della fine del VI secolo, le pitture si impongono per
valori stilistici e compositivi; in particolare nella lastra con il tuffatore
colpiscono la singolarità del soggetto, forse simbolica allusione al passaggio
–un tuffo- da questa all’altra vita, e il rigore stilistico della composizione
pausata ed essenziale: pochi "cenni" naturalistici bastano a ricreare uno spazio
indeterminato ma reale.

Tomba del Tuffatore
Itinerario Religioso
Il nostro itinerario prende l'avvio da Paesturn dove è
situato il più antico e pregevole monumento che testimonia l'affermazione del
Cristianesimo in questa antichissima e nobile terra: la Basilica
Paleocristiana. A poca distanza da Paestum, in località Gromola, è situata la
chiesa dedicata a s. Maria Goretti. L'insolita architettura, impostata su moduli
di originale modernità, sorprende per il suo schema in contrasto con l'ambiente
rurale e da cui si può cogliere un'immagine non priva di suggestione. L'agevole
percorso, che dalla pianura ci porta al sito collinare, nel variegato profilo
della verde macchia mediterranea, conduce alla cattedrale della Madonna del
Granato con la sua statua in trono, che, secondo molti studiosi,
rappresenterebbe la continuazione del culto pagano della Hera Argiva dei greci,
in quanto la sua immagine presenta gli stessi attributi iconografici della dea.
Poco prima, sulla destra del nostro percorso in salita, scorgiamo il Getsemani,
moderno complesso architettonico religioso con cupola policroma, meta di ritiri
spirituali, armonicamente inserito nell'ubertosa collina capaccese. All'interno
si ammira la statua marmorea di Cristo raccolto in preghiera. Proseguendo per i
silenziosi tornanti, a pochi chilometri più su, si entra in Capaccio, capoluogo
amministrativo del territorio comunale. Nel suo antico tessuto urbano troviamo
due importanti monumenti settecenteschi: la chiesa di s. Pietro Apostolo,
riccamente affrescata, e il Convento dei Frati Minori con il chiostro
quadriportico che collega la chiesa intitolata a sant' Antonio. Di indubbio
interesse è il ciclo di affreschi ispirati alla vita del santo eseguiti dal
Rubini nella seconda metà del Settecento.

Chiesa Paleocristiana

Chiesa del Granato
Informazioni
- Santuario del Getsemani
:Contrada Getsemani –Tel. 0828.725019- orario
7,30-12,30 e 15-19- Tipologia: sorto nel 1960, è meta di pellegrini e
custodisce una raccolta di suppellettili pagane
- Scavi di Paestum
: Via Magna Grecia -località Paestum -Tel.
0828.811023- orario 9-15- tariffa , (Museo+Scavi) 6 €-Tipologia: area
archeologica della colonia greca di Poseidonia (VII sec. a. C.) divenuta
Paestum con Roma; famosa per i suoi templi tra i meglio conservati al mondo
- Museo Archeologico Nazionale
:Via Magna Grecia -Zona Templi -Località
Paestum -Tel. 0828.811023 -orario 9- 18,30 -tariffa 4 € (Museo+Scavi
6 €) -Tipologia: situato all'interno dell'area archeologica, raccoglie
testimonianze dalla preistoria all'epoca romana
Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo ufficio inf. Paestum
0828 811016
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