|
Ama muoversi al tramonto e nelle ore notturne,
scivolando nella fitta vegetazione ripariaria o sguazzando nelle fredde
acque dei fiumi. I suoi lunghi baffi all'insù sono organi sensibilissimi
e le permettono di localizzare le prede anche in acque torbide, come
vere e proprie antenne, straordinarie, captano i più flebili movimenti
di pesci e anguille. Ha la vista acutissima e nuota divinamente,
chiudendo nell'acqua orecchie e narici. La lontra (Lutra lutra) ,
la signora dei nostri fiumi, è il mammifero ormai più raro d'Italia,
dopo l' estinzione della foca monaca, e anche per questo è l'animale
simbolo del parco del Cilento. Di questo simpatico mustelide
sopravvivono in natura, in tutta la penisola, solo poche decine di
individui e, per lo più, isolati tra loro.
Le cause della repentina riduzione di questa specie
sono diverse e vanno dalla progressiva cementificazione e inquinamento
dei nostri fiumi alla competizione alimentare provocata dai pescatori;
dalla pres sione antropica (case, strade, sbarramenti, ferrovie) sugli
habitat naturali prediletti dalla lontra alla minaccia venatoria. Si
stima che solo nel decennio 1963-73, prima che la specie venisse
dichiarata protetta in virtù della legge de11977, siano state abbattute
in Italia non meno di 660 lontre. Oggi la loro popolazione nazionale
conta poco meno di un centinaio di individui, concentrati soprattutto
lungo alcuni fiumi centro-meridionali, in particolare l'Orfento in
Abruzzo, il Fiora, sul confine tra Lazio e Toscana, l' Agri e il Basento
in Basilicata, l' Alento, il Calore e il Sele in Campania. Per fortuna
nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano la lontra è segnalata
nella maggior parte dei corsi d'acqua, soprattutto lungo il Calore
salrnitano, nel Tanagro, nel Bussento, nel Lambro, nel Mingardo e negli
affluenti dell' Alento, il Palistro e il Badolato. Non è facile
avvistarla poiche ama uscire di notte. Si muove poi con discrezione, pur
lasciando tracce inconfondibili negli escrementi dall'odore
caratteristico e pieni di lische di pesce.
Uno studio condotto dal settembre 1987 al dicembre
1988 dal biologo Claudio Prigioni, ricercatore dell'Università di Pavia,
ha evidenziato che la lontra del Cilento si nutre mediamente per il 90
per cento di pesce e anguille, e non disdegna piccoli invertebrati,
anfibi e talvolta uccellini. Questi i dati raccolti da Prigioni sulla
base dell'analisi delle feci. Per le lontre del Calore: anguille 16,9
per cento, pesci 65,8, anfibi 10,2, uccelli 2 per cento, piccoli
mammiferi 1,6, invertebrati 3,5. Per le lontre del Sele: anguille 33,3
per cento, pesci 61,9, anfibi 4,8. Altra curiosa scoperta risulta dal
dato relativo al tempo che la lontra dedica al gioco: una quota
significativa rispetto al tempo totale della sua attività all’aperto.Il
gioco viene subito dopo come importanza alla caccia e al nuoto, e occupa
più del tempo dedicato all’alimentazione, alla pulizia del petto, agli
spostamenti via terra e all’accoppiamento.

|