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Appunti sul programma di ricerca del Parco Nazionale del Cilento
e Vallo di Diano per valorizzare i prodotti della Dieta Mediterranea e lo
stile di vita del Mangiare Meditarraneo. di Massimo Cresta
Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo Università di Roma "La
Sapienza"
Nel 1954 veniva descritta per la prima volta, in un
piccolo paese del Cilento (Rofrano in provincia di Salerno) quella che
diventerà in seguito una famosa "invenzione" di un Illustre Fisiologo
Americano: la dieta mediterranea. Di cosa si tratta. Come dice Keys
(1997):" pasta in many forms, leaves sprinked with olive oil, alI kinds of
vegetables in season, and often cheese, alI finished off with fruit and
frequently washed down with wine" (vari tipi di paste-asciutte, ortaggi a
foglia conditi con olio di oliva, tutti gli ortaggi di stagione, spesso il
formaggio, la frutta che conclude il pasto e il vino che lo annaffia!).
Nella dieta mediterranea del Cilento nel 1954 i cereali sotto forma di
pane e di pasta (spesso fatta in casa, "le Ilane" che accompagnavano i
fagioli) rappresentavano oltre il 60% delle calorie totali che venivano
assunte con i pasti. I grassi di condimento (più spesso l'olio di oliva,
ma anche il grasso di maiale) rappresentava il 16-18%; gli ortaggi e la
frutta 1'8-10%, le carni, il pesce e le uova non più del 10% delle calorie
totali. Il resto era rappresentato da una spolverata di "cacio" di capra
sui maccheroni. Quando nel 1954 l'alimentazione del Cilento veniva così
decritta, non si era ancora raggiunta la conclusione che questo mangiare
"meridiano" (perche tipico del mezzogiorno, piuttosto che Mediterraneo che
comprende anche, come è noto,molte altre realtà alimentari, tra cui quelle
di rilevante importanza dei paesi del Magreb africano) sarebbe stato
successivamente considerato paradigmatico di una alimentazione protettiva
nei riguardi di una patologia cardiovascolare per la quale il mondo
tecnologicamente sviluppato che usciva dal secondo conflitto mondiale, si
accingeva a pagare un grosso prezzo di mortalità. Questo tipo di
alimentazione era piuttosto considerato in quell'epoca un motivo di
preoccupazioni perchè era associato agli effetti sulla salute determinati
dalle misere condizioni di vita in cui vivevano le popolazioni cilentane.
In particolare, un accrescimento ritardato dei bambini in età evolutiva,
lo stereotipo di un italiano meridionale basso (ma muscoloso) che
emigrava, una forte diffusione della patologia dentaria, una quasi
generalizzazione del parassitismo intestinale nella popolazione
scolastica. Gli studi sugli effetti protettivi della dieta mediterranea
nei riguardi di alcune malattie croniche (specialmente quelle
cardiovascolari e il cancro) sono ormai da molto tempo di ampio dominio
pubblico. Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari si ritiene che
un'alimentazione prevalentemente a base di vegetali, costituita da
alimenti che compongono abitualmente la dieta mediterranea, apporti una
quota lipidica relativamente bassa; in particolare, una quota bassa di
acidi grassi saturi, di colesterolo, etc... responsabili a dire dei
nutrizionisti, delle classiche lesioni presenti nella malattia
arterosclerotica. Accanto però a un'enfasi quasi generalizzata rivolta al
problema dei grassi e dei suoi componenti, si manifestano anche alcune
note di perplessità espresse, sotto forma dei cosiddetti "paradossi":
quello francese e quello spagnolo. In pratica si verifica la seguente
situazione: in Francia rispetto ad altri paesi europei il consumo di
grassi è molto elevato e la quota lipidica è costituita in larga parte da
grassi animali (quelli per intenderci che farebbero meno bene alla
salute), eppure l'incidenza della patologia cardiovascolare è più bassa
che negli altri paesi. La medesima cosa si presenterebbe in Spagna dove le
regioni con i maggiori consumi di grassi mostrano i valori più bassi della
malattia ischemica del miocardio. Secondo alcuni studiosi i paradossi
potrebbero essere spiegati come l'effetto della interazione di numerosi
fattori sinergici e antagonisti di rischio e di protezione per la malattia
CHD, tra i quali il tipo di regime alimentare, ma anche altri fattori
presenti in larga quantità soprattutto negli ortaggi, nella frutta e nel
vino rosso della dieta mediterranea: gli antiossidanti, il beta carotene,
la vitamina e, il selenio, la vitamina C, etc. ...! I dati epidemiologici
mostrano che la mortalità per cardiopatia ischemica nelle varie province
della regione Campania ha presentato una tendenza nettamente negativa dal
1974 al 1985-90: da 270 a 170/100.000 nei maschi e da 220 a 90/100.000
nelle donne. E questo si è verificato proprio a partire dagli anni in cui
a seguito dell'emigrazione e delle mutate condizioni economiche sono
avvenuti i grandi cambiamenti dei consumi alimentari. I cereali non sono
più i leader incontrastati della dieta abituale, i prodotti di origine
animale (carne, pesce,uova,latte e formaggi) rappresentano ora il 20%
circa dell'energia totale,attestandosi quasi alle stesse quote che nel
resto dell'Italia, ed anche il consumo di grassi è quasi raddoppiato
rispetto agli anni '50. Ci troveremmo di fronte ad un altro paradosso come
quello francese e spagnolo? L'incidenza della patologia cardiovascolare
nel Cilento è tra le più basse d'ltalia, ma l'alimentazione non sarebbe
molto differente da quella del resto del Paese! E' pur vero però che, come
sottolinea Vito Teti, sia la fame che l'abbondanza, sia l'alimentazione
quotidiana che quella festiva del Cilento non possono essere comprese
soltanto attraverso l'elencazione e la descrizione dei prodotti della
dieta o della energia e dei nutrienti con essa apportati.Le abitudini
alimentari delle popolazioni vanno infatti anche riportate a uno stile di
vita, a una cultura, a dei modi di essere che si sono affermati nel corso
di una lunga e controversa storia. Questo nuovo modo di vedere
l'alimentazione allarga notevolmente l'interpretazione che di essa se ne
può dare anche nel campo della salute. Ed ecco che i tratti che
caratterizzano il mangiare Cilentano o in termini più ampi il mangiare e
la dieta mediterranea, quali la convivialità, il mangiare in famiglia,
il consumare il pasto all'aperto, l'accompagnare il pasto con canti e
danze sono oggi considerati elementi importanti, per lo meno della stessa
importanza di quelli di carattere biologico quali iperglicemia,
ipertensione, obesità etc.., per gli effetti che possono avere, protettivi
i primi e di rischio i secondi, nei riguardi di vari tipi di patologia
degenerativa (malattie cardiocircolatorie e cancro) verso le quali queste
popolazioni sembrano essere assai protette. E' indubbio che se vogliamo
considerare un altro fattore ambientale che al pari del modello alimentare
ha subìto tante ed importanti modifiche in tutti i paesi del mediterraneo
europeo in questi ultimi 40-50 anni, la nostra attenzione si rivolge
subito allo stile di vita delle persone. Quanto riferiscono gli anziani
del Cilento è assai significativo. Mezzo secolo fa le popolazioni agricole
vivevano essenzialmente dell'agricoltura per cui "quando si faceva giorno
si andava sui campi e quando giungeva la notte si andava a dormire". Il
lavoro era pesante e la vita di relazione non dava spazi alla competizione
tra gli individui e alle frustrazioni degli uni rispetto agli altri. Era
presente una notevole rassegnazione della condizione umana a cui era
necessario abituarsi. Si nasceva; si viveva, spesso con l'unico miraggio
di emigrare e quando si tornava (se si tornava) si era già vecchi! Questo
stile di vita si rifletteva in tutti i comportamenti delle persone, tra
cui lo stile alimentare e la frugalità del pasto che accompagnava come
ancora oggi accompagna il rigore nelle preparazioni del cibo. Si preparava
e si prepara quello che si mangia, si mangia quello che viene messo nel
piatto (generalmente da parte di chi cucina) e non si lascia nel piatto
quello che si è ricevuto. Ed è perciò un rigore che non dà grandi spazi
agli sprechi! Non si riporta al giorno dopo parte o tutto di quello che si
è preparato per il pasto della giornata e il frigorifero non è la dispensa
degli "avanzini"! Vediamo, quindi, come si presenta la situazione
alimentare e nutrizionale del Cilento alle soglie del prossimo millennio.
Dal punto di vista biologico gli apporti alimentari si possono considerare
adeguati ai bisogni per tutta la popolazione. Il modello alimentare della
dieta è però completamente cambiato rispetto a cinquanta anni fa: i
cereali con il pane e la pasta non occupano più quel primo posto
incontrastato che occupavano in quel tempo; l'apporto lipidico risulta
abbondante ma la sua struttura per i famigerati acidi grassi che fanno
tanta paura ai nutrizionisti sembra in linea con le raccomandazioni del
Comitato Italiano che formula le linee guida per la popolazione (LARN). La
condizione biologica si attesta su quella media della popolazione
italiana: sono presenti il sovra-peso e l'obesità e una forte incidenza
degli indicatori biochimici di rischio per le malattie cardiovascolari.
Questa condizione che si manifesta negli uomini già ad una età tra 40 e 60
anni, e nelle donne soprattutto dopo i 60 anni, non impedirebbe però di
raggiungere la longevità anche in condizioni fisiche e mentali abbastanza
solide. Basti pensare che l'età media dei decessi per cardiopatia
ischemica è di 76 anni per gli uomini e di 86 anni per la donna! Dal punto
di vista culturale è presente un forte legame con gli alimenti della
tradizione e con modelli e valori del passato. "Una volta si mangiava con
i denti, racconta un intervistato riferito da Vito Teti, oggi abbiamo la
dentiera e non possiamo mangiare"; "oggi c'è abbondanza e imbarazzo della
scelta, ma i giovani non sono più allegri"; "oggi c'è più agiatezza, ma
c'è più solitudine, i figli emigrano e resti solo". "Una volta c'era la
miseria, ma eravamo tutti insieme, vicino al fuoco, si facevano i "bruli"
(le castagne arrosto), ed ognuno raccontava una storia". Ricorrente,
nelle diverse testimonianze, il rimpianto; per la roba genuina e piacevole
da mangiare" Il latte era più buono confessa uno degli intervistati da
Carlo Palumbo riferito da Vita Teti,vorrei tanto mangiare il coniglio come
lo preparava mia madre rimpiango pure la gioventù ma molte cucina di una
volta erano più saporite" "è cambiato il condimento". Qualcuno polemizza
anche con l'attuale ideologia delle diete e con la scarsa qualità
nutritiva degli alimenti "Il cibo di oggi non è sostanzioso: mi sembra di
stare sempre a digiuno", Il legame con gli alimenti della tradizione si
presenta soprattutto con l'olio di oliva (praticamente l'unico grasso di
condimento), per i formaggi (in particolare per quelli di capra) per i
salumi locali (le classiche soppressate) e il pane "grigio". Abbastanza
presente è anche un legame con i dolciumi preparati con la sugna e con
quelli a base di castagne largamente prodotte in tutta la zona interna del
Cilento. E' presente anche uno stile di vita alimentare che riprende gli
elementi essenziali della vita alimentare delle passate generazioni: la
donna come elemento centrale delle decisioni e della preparazione del
cibo, la cucina come spazio sociale della vita della famiglia. il camino a
legna presente in quasi tutte le famiglie che, malgrado si cucini con il
gas, è ancora il punto di riferimento delle preparazioni della tradizione
(i fagioli cotti nella pignatta, il pesce o la carne grigliata, i peperoni
arrostiti). Dal punto di vista del comportamento alimentare le
contraddizioni in campo alimentare che si mettono alcune volte in evidenza
nelle famiglie esprimono assai bene le contraddizioni di una società che
sta rapidamente compiendo una transizione dall'antico al moderno: la
demonizzazione ufficiale dello strutto e della carne di maiale, in
contrasto con il favore con cui questi alimenti sono visti dalla maggior
parte delle famiglie. Nelle grandi città dove questa transizione è già
avvenuta quasi nessuno ricorda più lo strutto ed è problematico trovarlo
in commercio, come nessuno più demonizza la carne di suino,chiedendone
tutto al più le parti magre. Dal punto di vista socio economico due
elementi sono abbastanza importanti:
- la rilevanza del valore dell'auto-consumo e il ruolo che svolgono gli
anziani nella produzione fa- miliare;
- la rilevanza della spesa alimentare e la inadeguatezza del sistema
produttivo locale a rispondere a questa domanda. Oltre il 50% degli
ortaggi sono prodotti dalla famiglia stessa in un piccolo orto ed una
particolare cura viene posta nell'indicare che quegli ortaggi sono
prodotti in modo "biologico" senza aggiunta di fertilizzanti e
insetticidi e con i semi che provengono dalle stesse produzioni. Non
sappiamo se tutto questo è completamente vero, ma per quanto riguarda
l'origine dei semi si può verificare l'esattezza di quanto viene
raccontato osservando le innumerevoli tipologie dei più comuni ortaggi a
frutto che si trovano sulla tavola delle famiglie Cilentane di oggi:
pomodori, melanzane, peperoni all'insegna della più marcata "biodiversità"!.
Per quanto riguarda i prodotti che non provengono dalla
produzione familiare (legumi secchi, carne, formaggi, etc..) è
impressionante vedere che la quasi totalità di essi sono commercializzati
da zone esterne al parco, quasi che questa popolazione abbia dimenticato
la grande tradizione di una volta nella produzione del coniglio o del
pollo o quella per i legumi secchi! Questi primi risultati confermano,
dunque, la necessità di completare il programma di studio tra l'Ente Parco
Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e il Dipartimento di Biologia
Animale e dell'Uomo dell'Università di Roma "La Sapienza" con i seguenti
obiettivi:
a. approfondire le conoscenze sulle relazioni tra
biologia e cultura in campo alimentare, anche sulla base delle
considerazioni antropologiche culturali che sono emerse nel corso dei vari
studi compiuti nel Cilento negli ultimi 50 anni;
b. descrivere le abitudini alimentari della popolazione
in relazione allo stato di salute e alle condizioni di stress
conseguenti al diverso stile di vita;
c. descrivere le origini e la storia di tali abitudini
ricostruendo una identità culturale per quello che riguarda le scelte
alimentari;
d. individuare le aree commerciali di circolazione
degli alimenti tradizionali prodotti nel Parco e studiare piani di
razionalizzazione della produzione di questi alimenti e dei loro flussi
commerciali in modo da renderli economicamente competitivi e disponibili
per la popolazione;
e. stimolare in questo modo le realtà impreditoriali
già esistenti ed eventualmente crearne altre nuove per promuovere lo
sviluppo di piccole imprese di produzione di alimenti tipici del Cilento
da destinare al mercato regionale e nazionale.


si ringrazia l'Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano per il materiale fornito
http://www.pncvd.it |